Recensione su La prima cosa bella

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7 Febbraio 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

LA PRIMA COSA BELLA
Bruno, professore di liceo, è un uomo infelice nonostante abbia tutto. Quando la sorella Claudia lo avverte che la loro madre hanno ha un cancro allo stadio terminale, torna a Livorno per starle accanto.
Anna, la madre, è sempre stata una donna bella ed esuberante; il figlio ne ripercorre la vita dal 1971, anno in cui Anna vince il concorso estivo di Miss mamma…

Consiglio vivamente la visione di questo film, che a me è piaciuto moltissimo.
E’ un film sulla vita, sull’amore tra genitori e figli, sul difficile momento di dire addio a un genitore.
La protagonista Anna, interpretata da una solare e bravissima Micaela Ramazzotti,è certamente una donna inconsueta, anche per i scatenati anni ’70: bella, esuberante, con un entusiasmo e un amore per la vita davvero incontenibili.
Certamente non è un personaggio perfetto, alcune sue scelte di vita o di relazioni possono essere discutibili, tuttavia anche queste imperfezioni in fondo sono tutte dovute alla sua gioia di vivere e alla sua grande umanità. Il sentimento predominante in lei è l’amore per i due figli, per i quali fa davvero di tutto e con i quali ha un rapporto speciale e bellissimo(dolcissime le scene dove cantano tutti insieme). Purtroppo per le sue scelte di vita, quando i bambini crescono diventa una mamma un po’ ingombrante e questo influenzerà anche negativamente il suo rapporto con loro, soprattutto col figlio Bruno (interpretato da un bravo Mastrandrea), che da grande vive un grande disagio esistenziale che cerca di sedare con le droghe, ma da cui potrà riprendersi solo recuperando il rapporto con la madre morente e con le sue radici.
La scenda dell’addio alla mamma (interpretata da una Grande Stefania Sandrelli),è la più commovente del film, quella che allo stesso tempo trasmette dolore ma anche serenità e la certezza che la vita di Anna è stata vissuta appieno.
Forse un po’ stereotipato il personaggio della zia zitella acida, anche se alla fine vengono spiegate le motivazioni del suo comportamento, rendendo la sua figura più umana e vicina.
Notevole anche la fotografia che incornicia scorci di una Livorno da cartolina, e soprattutto la colonna sonora, che come si può capire dal titolo rimanda all’epoca d’oro degli anni ’70.
Consigliatissimo!

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