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Recensione su La passione

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4 marzo 2011

E’ anche divertente e garbato, ma davvero poco più. Film incolore, mi domando come abbia potuto colpire la giuria a Venezia.. Mazzacurati ha attori in grande spolvero, è tutto curatissimo in ogni dettaglio, là dove il film di Costanzo peccava nei piccoli dettagli, ma non ha un impeto registico, nessuno proprio, non ha una forte impronta visiva. Film inutile.

Silvio Orlando è un intellettuale (!) che lavora poco, non ha connessione con la realtà italiana, come tutta l’intellighenzia di sinistra. Così, per un caso, ha l’occasione di vederla quella realtà. Non sfugge l’idea, chiara, che questa sinistra non è più fricchettona, infatti Orlando non vuole caricarsi gli hippy stranieri in macchina, anzi, li butta in mezzo ad una strada. Il piccolo paese in cui va (notare il ritorno alle radici, l’elogio della piccola comunità) si trova in un borgo in Toscana, quindi gli stranieri sono integrati (!, ma se si deve scrivere uno script per il cinema gli stessi sono dei rapitori; scritturati per fare i due ladroni saranno vessati dagli italiani, perchè li pagano: ovvio rimando alla condizione lavorativa degli stranieri in generale) ed è tutto molto sui generis, addirittura hanno eliminato l’elettrosmog rinunciando ai cellulari (da qui la gag sull’unico ballatoio in cui si prende il cellulare in cui si nota il sottotesto sulla disciplina della coda), perchè la comunità è progressista, verde e anticonvenzionale.
In questa cittadina però non si regala nulla, nota di modernità, i politici possono corrompere perseguendo interessi localistici (lega?). L’umanità del luogo è un piccolo concentrato del tutto, la bella extracomunitaria, la melomane, il presunto attore, ma soprattutto il buon ladrone che ha scontato la pena (il terzo potere va preservato) e che ha cambiato vita proprio in carcere (l’arte libera l’uomo), sotto l’egida dell’intellettuale di cui sopra. Non trascurabile è il personaggio della fotocopiatrice: in essa e nelle sue vicende si possono leggere la condizione degli enti locali sotto la scure di Tremonti e la tesi di fondo che il mondo sarà salvato dai bambini, tesi ribadita dalla vicenda della banda che illumina anche sui pro e i contro del libero mercato.
Certo c’è sempre Roma, c’è sempre il cinema con la C maiuscola stritolato dalla Tv: la straletta è una elisa di Rivombrosa che brandisce i numeri dell’auditel come una clava; in cerca di collaboratori Orlando telefona a gente del mestiere, ma tutti, tutti, fanno televisione con i tempi e i soggetti tipici della Tv italiana.
Ecco la società italiana, si arrangia, corrompicchia, vivacchia, ha piccole prospettive, ma ritornando alla società vera troverà nuove ispirazioni (il nuovo film, forse, del regista sarà ispirato da uno degli abitanti del paesino). Mah!
Piccole citazioni cinematografiche qui e lì, a partire dal cognome di Orlando

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