Recensione su La notte delle streghe

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Razionalismo vs superstizione / 16 novembre 2017 in La notte delle streghe

Straordinario e poco citato film britannico sulla contrapposizione tra scetticismo e superstizione che segue di qualche anno La notte del demonio di Jacques Tourneur (1957), altra pellicola inglese che pone il classico tema della stregoneria in un contesto contemporaneo. Tratto dal primo romanzo di Fritz Leiber, Ombre del male, il film è sceneggiato da autori d’eccellenza come Charles Beaumont e Richard Matheson, due delle menti creative dietro alcuni dei migliori episodi della serie Ai confini della realtà. Il titolo originale britannico (negli USA il film uscì come Burn, Witch, Burn!) si riferisce all’aquila che sovrasta l’ingresso dell’università, nel romanzo un drago, che tanta importanza rivestirà nel concitato finale. Quello del romanzo, Conjure Wife, rivela invece l’idea che sta alla base dello scritto e cioè che tutte le donne siano delle streghe che tramandano i loro segreti di madre in figlia e che agiscano nell’ombra per assicurare fortuna agli inconsapevoli mariti a discapito di quelli delle altre. Una lotta per il potere segreta e tutta al femminile, che si svolge dietro una facciata di rispettabilità e cortesie reciproche. Il tema, che richiama il detto “dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna”, può oggi apparire misogino e datato ma ben illustra, sotto forma di metafora, la situazione dell’epoca in cui il romanzo fu scritto, quegli anni Quaranta dove i professori universitari erano tutti uomini e le mogli erano relegate a compiti organizzativi e ad agire dietro le quinte per accrescere il prestigio dei consorti. Il romanzo ha probabilmente ispirato la famosa sitcom Vita da strega.

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