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Recensione su La notte dei morti viventi

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19 marzo 2011

I morti viventi, uno dei più grandi topos del cinema horror, non sono stati certo inventati da Romero, ma è con lui che si trasformarono in fenomeno di massa, rappresentati e celebrati in centinaia di modi, da quel lontano 1969.
Con una colonna sonora al cardiopalma, un b/n che confonde le forme e dilata gli spazi, Romeo realizza un pellicola cult, e non solo del genere.
L’assalto degli zombies all’isolata casa di campagna non è solo una storia di sopravvivenza estrema; è metafora della condizione umana moderna. Una società alienata e distruttiva, che incede passiva verso la saturazione di ogni prodotto, verso l’autodistruzione.
Il film inoltre rimanda a temi molto discussi in quegli anni di cambiamento; per esempio i pericoli del nucleare e i timori della catastrofe, l’apocalisse che porterà i sopravvissuti a risvegliarsi in un mondo irriconoscibile. Poi il razzismo, la visione distorta di chi non fa distinguere ai propri occhi la differenza tra un non- morto e un non-bianco. L’antagonismo genitori-figli, rappresentato nella scena cult del risveglio della bambina morsa, che procede a braccia tese verso la madre terrorizzata.
Ma oltre a tutto questo è una pellicola che a distanza di anni non smette mai di impressionare

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