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Recensione su La migliore offerta

/ 20137.7609 voti

un gran peccato / 8 gennaio 2013 in La migliore offerta

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Sono freddamente delusa. Io tendo ad evitare il Tornatore alla Baaria (che infatti non ho visto), ma cerco il Tornatore borghese e giallo che apprezzo molto. Qui sono costernata. Ambientazione perfetta, grande sfoggio di particolari, una regia molto misurata, un attore maiuscolo e una sceneggiatura terribile. Capisco la tentazione di orchestrare una storia che dovrebbe procedere per microaggiunte e piccole sottrazioni, ma non regge nulla. Non solo perché il mistero svapora in poco tempo (forse ne abbiamo anche viste troppe per caderci più ), ma perché è gestita sul piano proprio narrativo malissimo. Passiamo sopra sull’ultra stereotipato Oldman (nomen omen?) presentato con un inizio comunque fulminante (tra primi piani, sfondi lattiginosi, cene rivolte contro un muro e uno specchio, il trapelare immediato dell’occhio, insomma in pochissime inquadrature si definisce il personaggio e finanche la storia il che è comunque bello, amo la sintesi) , Tornatore accumula indizi e poi li fa franare miseramente. Non regge l’immediata cattura del nostro raffinato esperto d’arte che si aggira sempre tra il vero e il falso, lucrandoci poi, nelle grinfie di un fantasma il cui fascino è, come dire, vago e bizzoso; non regge un’amicizia sideralmente lontana e non si sa perché mai nata fra l’attempato narciso e lo scombiccherato meccanico; non regge soprattutto il personaggio di Billy che, ammettiamolo, non esiste a livello di sceneggiatura. In tutto il film non c’è pathos, se nella prima parte si cerca di capire questa allergia al mondo costruita attorno ad un individuo che lo vive attraverso una passione psicologica (e qui tutte le scene dentro il caveau sono comunque belle), poi è chiaro che il problema non è far “uscire qualcuno da una casa”, ma semmai fare “entrare qualcuno in un’altra casa” e la tensione sparisce. Oldman è un appassionato d’arte, ma cade nel vuoto la battuta “è disposto a rinunciare all’amore per l’arte?”; Oldman vive il femminile come rappresentazione, quindi ricostruisce una donna senza conoscerla per nulla, se ne innamora proprio come riflesso del sé, ma tutta questa passione è incomprensibile davvero almeno a mio parere; pone legami e relazioni con persone generazionalmente lontane senza la minima diffidenza e senza davvero un minimo di argomentazione. Infine mai capirò lo scivolone dell’ultima frase che lei dice a lui prima che parta per Londra.
I temi che una storia del genere mette sul tavolo, vero/falso, dentro/fuori, isolamento/socializzaizone, arte/amore sono anche interessanti, ma noi già sappiamo tutto almeno al livello in cui le questioni sono poste da questo film. Devo anche dire che tutta la cura rappresentativa iniziale si perde nel finale, sfido chiunque ad aver creduto che l’aggressione fosse vera.
Insomma mi aspettavo una atmosfera a La straniera, mi trovo un gioco che frana ovunque

1 commento

  1. Patrick Martinotta / 24 agosto 2013

    Recensione perfetta, hai detto tutto.

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