Recensione su La mafia uccide solo d'estate

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Una cena e una pistola / 29 Dicembre 2013 in La mafia uccide solo d'estate

Quello di Pif è un tenero ricordo e allo stesso tempo è il tenere viva la memoria di chi come me, in quegli anni, era troppo piccolino per ricordarsi con precisione perché le auto saltavano in aria e le persone giacevano immobili sul cemento affogate in un bagno di sangue. E’ il campanello d’allarme che ci avvisa che la mafia, la camorra, la ndrangheta è tutta me**a che vive, che striscia, che si insinua, è nel nostro presente costantemente. E io per questo film lo ringrazio, perché tutto questo l’ho potuto solo sfiorare, ho potuto solo vagamente immaginare la sofferenza che sta dietro a questo sistema statalizzato. Ricordo che ero in un ristorante di Strasburgo, al tavolo con un europarlamentare che contro la mafia si è esposto tanto. All’improvviso si è sentito un tonfo proveniente dalla vetrata dietro di noi. Uno dei due ragazzi della scorta ha preso in mano la pistola ed è uscito di corsa. Non era nulla. Ma quante volte, invece, è stato tutto? Quanta la paura che giudici, magistrati, scorta, parenti e persone comuni hanno dovuto soffocare e continuano a soffocare? Io sono nata e cresciuta al nord – e per questo mi scuso se quanto ho scritto può risultare superficiale – dove questo schifo esiste ma assume sembianze più striscianti, e mi risulta davvero difficile quantificare il terrore che chi vive in mezzo alla sfacciataggine di questi individui deve provare, chi si oppone al pizzo, chi deve nascondere l’incasso della giornata nel casco della moto, chi cambia ogni giorno il suo tragitto per tornare a casa. Pif rivolge un pensiero a tutti loro con un amore immenso, delicato e commovente, riassunto dalla potente scena finale.
Per inciso: adoro lo sguardo documentaristico di Pif, il suo stile alla Super8 e il gioco di supporti che usa quando si inserisce nelle immagini d’epoca.

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