Recensione su La mafia uccide solo d'estate

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24 Dicembre 2013

“Quando sono diventato padre ho capito due cose: la prima, che avrei dovuto difendere mio figlio dalla malvagità del mondo; la seconda, che avrei dovuto insegnargli a distinguerla.”

Termina su queste parole “La Mafia uccide solo d’Estate”, il (felice) esordio registico di Pierfrancesco Diliberto – in arte Pif .
Il quesito posto è chiaro: quanto è sottile il confine che separa la Mafia (l’anti – stato) dai cittadini (lo stato)? La pellicola non solo risponde, ma addirittura rilancia, e lo fa con un progetto decisamente originale; una sceneggiatura che unisce il taglio documentaristico della cronaca delle vittime di Cosa nostra e delle stragi di Stato alla narrazione della vita (e della formazione) del protagonista Arturo nella Palermo degli anni ’80 – ’90. Il tutto attraversato da un riuscito piglio umoristico – a tratti comico – che, lavorando per contrasti con il soggetto del film, produce un’ironia grave e pungente, talvolta amara, mai gratuita e sempre intelligente.
Per il resto, la colonna sonora è ben piazzata (composta in gran parte di musica leggera italiana), la fotografia semplice e pulita, il montaggio decisamente funzionale e riuscito negli snodi documentario/narrazione. Non male la prova di Pif come attore, la Capotondi la odio e non posso valutarla oggettivamente.

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