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Recensione su La La Land

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Innamorarsi della vita / 19 gennaio 2017 in La La Land

Qualche tempo fa un regista francese tentò, riuscendoci, di omaggiare la storia del cinema fondendo uno stile in bianco e nero, muto, con una storia d’amore. Era The Artist, di Michel Hazanavicius.
A qualche anno di distanza Chezelle tenta un’operazione dalla filosofia simile, ma che si declina in tutta altra maniera, attingendo al cinema degli anni ’50 ma senza caderci dentro, preferendo collocare spaziotemporalmente la vicenda ai giorni nostri, nella Los Angel delle grandi passioni.

Sebastian (Rayan Gosling) e Mia (Emma Stone) sono due ragazzi carichi di sogni, che cercano di riuscire a vivere delle loro passioni (il jazz e la recitazione) mentre fanno i conti con una realtà che li vede suonare musichette di natale in locali in cui a nessuno frega niente della musica, o servire cappuccini accanto agli studios cinematografici. Si incontreranno, e poi ancora e ancora, mischiando i propri sogni al sentimento.

Con la carica del musical fatta di colori sgargianti, messaggi in musica e balli tra il tip-tap e lo swing, La La Land incrocia un’estetica retrò (elegante ed energizzante allo stesso tempo) con tematiche contemporanee, dove è indagato il rapporto tra amore per l’arte e amore per l’altro: quanto pesano i nostri sogni, e come facciamo a coniugarli con le relazioni umane? È il futuro che ci ruba il presente o il presente che ci ruba il futuro? E in ultimo: esiste un compromesso accettabile tra l’individuo e la coppia?
Il modo in cui il film s’interseca con queste domande ha dell’incredibile, perché travalica i generi (La La Land non è solo un musical, o forse non lo è compiutamente) e dona l’importanza dovuta allo sviluppo di una trama profonda, complessa nelle sue dinamiche talvolta delicate, che usa canti e coreografie come veicolo diretto verso i sentimenti dello spettatore, centrandoli in pieno, deliziando e straziando come certo grande cinema sa fare.
E se un sorriso uscirà dalla vostra bocca mentre lascerete la sala, sarà un misto di leggerezza e nostalgia, passione e angoscia; un sorriso carico di un’emozione stratificata, che si sedimenta nei giorni successivi e vi lascerà la voglia di innamorarvi di qualcuno o di qualcosa, o, più probabilmente, della vita.

SPOILER
Siamo sicuri che se non si fossero lasciati sarebbero stati felici? E se uno dei due non fosse riuscito a realizzarsi (perché più che successo si tratta di realizzazione). Dunque hanno preferito la carriera? Non so, forse è più complesso di così, più sottile, forse si amano ancora o forse no, è solo tremenda nostalgia, è questo che fa male allo spettatore, non sapere, non avere certezze su come stanno le cose e su come sarebbero state se.. O forse si amano proprio perché l’un per l’altra sono stati la molla per la realizzazione e non un sacrificio? E se fossero rimasti insieme ora si amerebbero, o invece si odierebbero per il motivo opposto? L’amore è per forza starsi accanto qualunque cosa succeda? Quante domande a cui sembra facile dar risposta, e invece è a dir poco complesso.

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