Recensione su La La Land

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Arte pervasiva / 30 gennaio 2017 in La La Land

(Sette stelline e mezza)

Se con Whiplash Chazelle ha mostrato (anche) il lato oscuro dell’ambizione artistica, con La La Land il giovane cineasta di Providence usa i sogni di gloria come fotonica cornice in Technicolor per inquadrare una parabola di vita e d’amore dal sapore universale, ma meno angosciosa del suo lavoro precedente, in cui si riversano temi come l’affermazione del sé, la presa di coscienza dei propri meriti e limiti, il sacrificio fisico ed emotivo.

Tecnicamente ineccepibile (e si tratta solo del secondo film di Chazelle…), con un montaggio mozzafiato e un uso virtuosistico ma non troppo lezioso dei piani sequenza (guardate con attenzione quello del party in piscina, al momento del salto del ballerino in acqua: letteralmente, un ottovolante), caratterizzato da una fotografia pop vivacissima eppure carezzevole, specie nel caso delle altrimenti fredde cromie notturne, La La Land trascende la definizione stessa di musical, grazie a un uso ponderato delle parti cantate e/o ballate.
Partendo dall’assunto che, volenti o nolenti, la musica fa parte integrante della vita di chiunque, vuoi sottoforma di fischiatina, di vinile, di suoneria del cellulare o (in maniera cacofonica) di clacson delle automobili, sembra estremamente normale che determinate situazioni possano essere rappresentate “musicalmente”.
In questo caso, gli intermezzi musicali non sono da considerarsi tali: balli e canti sono parte integrante e costitutiva del racconto, che non avrebbe ragion d’essere senza di essi, non perché si tratta di un film inscrivibile nel genere “musical”, ma perché ne costituiscono la ragion d’essere. La musica (l’Arte) ci pervade, emozionandoci, talvolta palesemente, in altri casi in maniera quasi inconscia, ed è impossibile immaginare una vita senza che essa ne faccia parte. Perciò, relegare il film di Chazelle al mero musical è un assunto quantomai sbagliato: in questo senso (e non per via dei numerosi omaggi ai classici del genere), La La Land è un film e basta, è un vero omaggio alla magia del cinema, inteso come strumento atto in primis a titillare le emozioni del pubblico.

Se proprio devo trovare un difetto al lavoro di Chazelle (ed ecco il motivo del voto “a metà”), esso risiede nella storia, per quanto ne abbia apprezzato l’universalità: ovviamente, sa di già visto e stravisto, era praticamente necessario che fosse pensata per incontrare immediatamente le simpatie della platea, perciò, dal punto di vista della caratterizzazione, osa molto poco. In questo senso, sarei stata curiosa di vedere personaggi più “cattivi”, con maggiori ombre caratteriali ed emotive.

Una nota sugli interpreti, credibili e molto affiatati: Gosling non avrà la dinamicità e la potenza di Gene Kelly o l’impareggiabile eleganza filiforme di Fred Astaire e la Stone non è Debbie Reynolds (ed è giusto che sia così!), ma entrambi si sono dimostrati molto bravi, empatici, artisticamente molto preparati e contemporaneamente ironici, senza mai essere stucchevoli nell’alveo dei rispettivi cliché narrativi.

5 commenti

  1. inchiostro nero / 30 gennaio 2017

    Difatti si erge come opera atipica nel contesto dei musical. Le scene cantate, oltre ad essere brevi, sia di numero che di durata, appaiono come dei veri e propri innesti della sceneggiatura, come se fossero degli autentici dialoghi.

  2. Harlan Draka / 25 febbraio 2017

    ATTENZIONE su indicazione dell’autore, il commento potrebbe contenere anticipazioni della trama

    Provo a muovere un’eccezione a quello che dici sulla storia, senza malizia né polemica da parte mia.
    Quello che tu chiami “visto e stravisto per incontrare immediatamente le simpatie della platea”, a me è sembrato un ulteriore omaggio ad Hollywood e alla storia del cinema.
    E, nello specifico, un meccanismo teso a celebrare l’idea di amore, quello banale e tremendamente romantico -per molti noioso-, che un certo tipo di cinema ci ha trasmesso. Non so, la scarsa caratterizzazione dei due personaggi, poco profondi e senza particolari colori caratteriali, a me ha richiamato alla mente dei vecchi film in bianco e nero…Sarà che vivo ogni pellicola in maniera forse troppo emotiva, mi è parso di intravederci questo. Ovviamente trovata ad hoc, in linea con tutto l’impianto del film. Tu cosa ne pensi ?

    • Stefania / 25 febbraio 2017

      @harlandraka: ho l’impressione che stiamo dicendo la stessa cosa, sai? 🙂 Tutto, anche il contributo all’idea di “omaggio alla Hollywood che fu” attraverso personaggi “piatti”, è pensato per piacere, per incontrare subito il favore di chi ama un certo tipo di storie, di cinema, di estetica. Ma è giusto che sia così, penso sia un “calcolo” giusto nell’economia del film, lo ritengo filologicamente corretto e, per quanto a me piacciano personaggi più sfaccettati, è una scelta importante ai fini dell’intero progetto 🙂

  3. Harlan Draka / 25 febbraio 2017

    Direi proprio che siamo d’accordo ! 🙂

    Anche se io, a differenza tua, non ho preferenze sui tipi di personaggi. Mi piacciono o non mi piacciono e lo decido di volta in volta. Ma probabilmente, se ne facessi una somma, scoprirei che alla fine quelli più sfaccettati piacciono anche a me. Quindi, meglio non indagare !

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