Recensione su La Jetée

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Cicatrici / 5 Maggio 2013 in La Jetée

“Per me l’amore era un eterno ritorno all’infanzia, un’infanzia che era nello stesso tempo festa e dolore, la luce soffusa del crepuscolo su un paesaggio, le gonne di mia madre, le gite domenicali e, su tutti, un ricordo persistente del giorno in cui scoppiò la guerra: la scena sul grande molo di Orly e un viso di donna. Dolcissimo. L’ovale perfetto del viso incorniciato da una massa di capelli scompigliati dal vento, un sorriso appena accennato, un dito che, con un gesto plastico e sensuale, portava alla bocca, uno sguardo malizioso forse a causa di una lieve miopia. Quanto era bella quella donna. Mi chiedevo se avevo creato quell’attimo di dolcezza per sopportare la lunga follia che stava per arrivare: quel corpo che precipita, le urla della gente sul molo sconvolta dalla paura.
Nulla distingue i ricordi dagli altri pensieri, solo più tardi si fanno riconoscere dalle loro cicatrici. Quel giorno nella mia anima qualcosa deve essere successo, la cicatrice non si è mai rimarginata. Ma non mi importa, quell’attimo di dolcezza si è ingigantito nel ricordo, è tracimato come un fiume in piena su un terreno alluvionale. Ha assorbito tutto l’amaro, come una spugna.”

Un film sperimentale, coraggioso. Un insieme di fotogrammi, una voce fuori campo che commenta, con un tono grave e pieno di pathos, un continuo andirivieni nel tempo, nei ricordi, nel passato e anche nel futuro. Il tutto lascia una percezione di straniamento, di inquietudine, una sensazione di freddo, un presentimento che tutto sia stato già deciso, che non si può lottare contro il proprio destino.
qui la “colonna sonora”.

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