Recensione su La isla mínima

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Cappello dove sei / 29 Dicembre 2015 in La isla mínima

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Nel 1980 portavamo tutti i baffi. Sono sufficientemente triste, e questo è un film triste, ma teso nelle musiche, di conflitti e bugie. Alla foce di un fiume impronunciabile, ci sono mazzi di aironi e visuali a piombo magnifiche su una natura weirdo. Sembra uno strobocervello psico anni 70 variolabirinto. Risaie, gente che se ne vuole andare. Nel villaggio sono sparite due ragazzine, ultime di una serie. Da Madrid giungono due camicie coi baffi. Ah-ah, proprio. No, due poliziotti della omicidi abbastanza archetipici, il corto e il lungo, ciccì e coccò, cacio e pepe. Vabbè, Pedro e Juan. Pedro è più giovane e idealista, rigido, ha una moglie a casa incinta. Juan no, ha un passato fantasmoso nella polizia franchista e fa amicizia con tutti. Madò quante botte oggi. Allora, arrivano in questo villaggio dove tutti li scrutano con l’aria un po’ bleah. E basta, è un film di paesaggio, tout court ma anche paesaggio sociale, di un’epoca, appena uscita dal paellafascismo ma neanche troppo. Ora che siamo in democrazia, tutti si slanciano a ripetere. I due in una di connivenze ragnatela si trovano, raccolgono indizi un po’ per caso, scambiando per osmosi i metodi investigativi (tipo picchiare la gente per farla parlare) dall’uno all’altro. La mafia del posto da una mano perché non vuole che si rovisti troppo nel fango, nel fiume trovano un piede, letteralmente si mettono insieme i pezzi, sostanzialmente tutti nascondono qualcosa. Ché trent’anni di dittatura non se ne vanno in una sbaragnao, e chi fugge e chi si nasconde, un po a caso si risolve il caso, nell’acqua che non ha forma e cancella. Anche se wtf per non aver trovato l’uomo col cappello.

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