Recensione su La grande bellezza

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Uno dei miglior film italiani degli ultimi 20 anni / 24 novembre 2015 in La grande bellezza

Signore e signori, ci tenevo molto a vedere e commentare questo nuovo lavoro di Paolo Sorrentino, uno dei più bravi registi Italiani in circolazione (se non il migliore), un regista che film dopo film è (quasi) riuscito a farmi stare tranquillo su una cosa: il film sarà più o meno bello, ma almeno sarà sicuramente interessante! De “La Grande Bellezza”se n’è parlato (nel bene e nel male) moltissimo, un film che rappresenterà l’Italia agli oscar 2013 e che ci ricorda che nel nostro paese è ancora possibile fare un Film con la “F” maiuscola se si ha coraggio di fare certe scelte che, per rigor di logica, non potranno accontentare tutto il pubblico italiano (pazienza), ma che sicuramente danno una sferzata di energia all’agonizzante cinema italiano, un po’ come un fagiolo di Balzar, chi ha visto l’anime giapponese “Dragon Ball” capirà.
Dopo questa breve introduzione parliamo del film:
Il film comincia (tralasciando i primissimi minuti) mostrando i festeggiamenti per il compleanno dell’amico di tutti, il grande ed unico Jep Gambardella (Toni Servillo), uno scrittore sessantacinquenne famoso per aver pubblicato un solo romanzo: “L’apparato Umano” scritto quarant’anni prima. Dopo aver ottenuto il successo realizza il suo sogno, trasferirsi nella capitale dove oltre a fare il giornalista a tempo perso ed attendere l’ispirazione per un nuovo potenziale romanzo, comincia a condurre una vita mondana all’insegna di festini notturni , in cui si riunisce con vari personaggi, amici della Roma bene, tra cui Romano (Carlo Verdone) un vecchio amico ed autore teatrale un po’ sfigato sfruttato da una donna a cui Romano fa la corte da tempo immemore senza mai essere ricambiato; Lello (Carlo Buccirosso), commerciante di giocattoli dalla dialettica sciolta ed arrapamento cronico, che ogni sera sbava su una donna diversa mormorando sibillino durante la danza: “te chiavass!”; Viola (Pamela Villoresi), ricca borghese con figlio mentalmente instabile annesso; Stefania (Galatea Ranzi), scrittrice cinquantenne arrivata a pubblicare 11 romanzi grazie alla “vicinanza” con il capo del partito (non si specifica quale), infine Dadina (Cristina Aubry), la caporedattrice nana del giornale per cui Jep saltuariamente scrive. Gente ricca e nullafacente a cui piace ballare, “fare trenini” , tirare cocaina e fare le sei di mattina parlando di argomenti vacui e superficiali, totalmente avulsi dalla realtà odierna. Tutti chiedono a Jep quando scriverà il prossimo capolavoro e lui, disilluso, durante un ennesimo festino a casa sua, confidandosi alla cameriera afferma lapidario:” Ma l’hai vista sta gente? Sta fauna? Questa è la mia vita, non è niente, Flaubert voleva scrivere un romanzo sul niente e non c’è riuscito, ci posso riuscire io?!?!”. Questa dichiarazione vale tutto il film…
Dopo aver saputo da un amico che la sua prima fidanzata è morta, lasciando un diario in cui c’è scritto che lo ha sempre amato, Jep comincia a vedere la vita sotto un altro punto di vista, ponendosi domande mai poste prima e chiedendosi se è davvero felice. Da quel momento incontrerà vari personaggi: dalla spogliarellista quarantenne (Sabrina Ferilli) all’illusionista Arturo che fa scomparire le giraffe (Vernon Dortcheff) , personaggi più o meno surreali, che lo porteranno ad una evoluzione personale e (forse) definitiva.
La regia di Sorrentino è assolutamente perfetta e curata maniacalmente in ogni dettaglio , il film scorre bene pur avendo qualche momento di lentezza nella seconda parte, niente di grave comunque. L’ottima fotografia del fido Luca Bigazzi ci mostra una Roma splendida e onirica, quasi felliniana, così carismatica da rivaleggiare con Jep per il ruolo di protagonista. La sceneggiatura e i dialoghi sono il pezzo forte di questo film, vi innamorerete delle elucubrazioni filosofiche di Jep ed il modo in cui intrattiene i suoi amici e spesso li “smonta” con eleganza, la scena del terrazzo in cui Jep in 2 minuti manda K.O verbale Stefania è spassosa e M-a-g-i-s-t-r-a-l-e. La colonna sonora di Lele Marchitelli, che alterna brani festaioli e leggeri ad altri solenni e rilassanti è azzeccatissima e dà quel tocco in più d’eleganza alla pellicola, il che non guasta.
Le interpretazioni di TUTTI gli attori sono sopra la media, spicca su tutti l’ormai affidabilissimo Toni Servillo (miglior attore italiano per me), che con la sua mimica facciale e la sua voce serafica e pacata, leggermente dialettale riesce a incarnare perfettamente il personaggio eccentrico di Jep Gambardella donandogli un carisma e un fascino che mi fa affermare tranquillamente che ci ricorderemo di questo personaggio anche tra 50 anni. Quando un attore riesce a non farti immaginare il suo personaggio interpretato da qualunque altro attore… beh, vuol dire che ha centrato l’obiettivo e l’attore ed il personaggio si fondono in un unico essere. Carlo Verdone si dimostra sempre all’altezza della situazione anche interpretando un ruolo minore, il suo personaggio (Romano) è forse atipico rispetto agli altri “amici” di Jep, lui almeno un cuore ce l’ha! Una bontà innata (forse troppa), dei sentimenti puntualmente mai ricambiati che lo porteranno a una delusione cocente verso Roma, capendo che forse la città eterna gli ha più tolto rispetto a quello che gli ha dato. Da segnalare anche una buonissima interpretazione di Sabrina Ferilli nel ruolo di una spogliarellista quarantenne (Ramona) che lavora in un locale gestito da suo padre, amico di Jep. Il padre odia vedere la figlia ancora fare questo lavoro alla sua età e soprattutto non capisce dove finiscano tutti i suoi introiti, tanto che in una stupenda conversazione Jep gli chiede: ” Ma che compra la droga ?” e la risposta è : “Ma magari! Almeno avremmo n’interesse in comune!” . Ramona è una bella donna, ma diffidente verso gli uomini perché durante la sua vita nessuno di loro ha voluto altro da lei che il suo corpo. Jep invece nutre una certa “curiosità umana” verso di lei e questo la coglie davvero impreparata. Da segnalare anche la presenza del cardinale Bellucci (Roberto Herlitzka) che pensa più a cucinare e (soprattutto) ad illustrare le ricette ed i suoi manicaretti ai suoi ospiti, preoccupandosi più della loro pancia che della loro anima; critica da parte di Sorrentino ad una chiesa moderna troppo assente e troppo lontana dal proprio ruolo originario, assorbita anch’essa da una mondanità esagerata e sbagliata.
In conclusione non posso che invitare TUTTI, nessuno escluso, a vedere e rivedere questo splendido film di Paolo Sorrentino, affresco (purtroppo) reale di una città e di una popolazione moderna in avanzato disfacimento psicofisico. Potrà piacervi, potrà non piacervi, ma un opera di questo tipo DEVE essere visionata senza sé e senza ma.

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