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Recensione su La grande bellezza

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La grande bellezza è solo un trucco / 5 marzo 2014 in La grande bellezza

La mia visione.

La grande bellezza non è un film con una trama, è un film con un messaggio, che va accompagnato alla riflessione e che richiede sensibilità.

Non lancia in faccia concetti ed eventi esplicitamente (come può farlo un La vita è bella), ma richiede un lavoro di introspezione, affronta tematiche a mio avviso affascinanti, come quello della decadenza, del riempirsi la vita di vuoto, di convenzioni, di false certezze, della ricerca del piacere effimero, della felicità artificiale. A mio modo di vedere non riguarda la sola élite come alcuni dicono, ma tutti noi.

L’ho quindi percepito come un pensiero critico. Ma a cosa?
All’inutile ricerca di un senso alla vita (la grande bellezza che non si trova), che porta all’artificiosa costruzione di una felicità di plastica da parte dell’uomo, che si riempie di mondanità, menzogne e carriere (parte della “donna con le palle”) perché non saprebbe accettare l’idea della naturale e cruda realtà; persino Jep infatti rinuncia a parlare al cardinale, simbolo di massima autorità spirituale, per non rimanerne deluso, perché ha intuito che nemmeno lui saprebbe dargli risposte.
All’allontanarsi dalle piccole semplicità della vita (“i piccoli sparuti incostanti sprazzi di bellezza”) sedimentandoli “sotto il chiacchiericcio e il rumore, il silenzio e il sentimento, l’emozione e la paura”.

Alla fine quindi la felicità, il senso della vita sono solo un trucco, che l’uomo stesso si è creato per non morire di disperazione (“…hai 53 anni e una vita devastata, come tutti noi…”).

1 commento

  1. LucArch / 11 gennaio 2015

    C’è la trama, ma non è nel classico concatenarsi di episodi che portano ad un epilogo.
    La trama è l’evoluzione delle riflessioni di Jep, ed è complicatissima perché ogni frase, ogni dettaglio nelle scene, ha conseguenze -negative o positive- su questa trama.
    Quindi per tutta la visione si va a decifrare questi micro messaggi tra le immagini (e le frasi) squallide o sublimi.
    {Per questo mi pare che la “Dolce vita” quasi non possa competere in confronto: non mi pare che abbia questa ricchezza di messaggi, questa delicata mitragliata di messaggi ad ogni sequenza. Lì il pensiero del protagonista è più superficiale}

    Non credo che la critica del film sia alla ricerca del senso della vita!! Anzi Jep matura sempre di più verso questa ricerca, dovendosi però scrollare pian piano dall’idea (nel quale sono immersi anche gli altri) che quella costruzione artificiosa sia il senso della vita, che loro pensano essere una “grande bellezza”.
    Ma la ricerca continua, per tutto il film, e la Santa lo spinge a guardare al passato: gli chiede (ancora) perché non ha scritto altri libri e gli dice che le “radici sono importanti”. Allora Jep torna sull’isola di quell’incontro giovanile…

    Il protagonista è il pensiero di Jep (e non la ricca società romana), che piano piano scarta tutto il negativo che si trova accanto: le ambientazioni sono molto cambiate tra l’inizio del film e la fine (il bar sfigato, la casa semplice di quella coppia..).

    Mi sembra ormai evidente che chi proprio non l’ha apprezzato (compresi le penne dei quotidiani) deve aver usato dei paraocchi: chi voleva vedere la Roma bellissima o ci voleva del realismo, chi voleva tanti bei party, chi la decadenza della società, ecc..

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