Recensione su La grande bellezza

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Fantasmi a Roma / 1 Giugno 2013 in La grande bellezza

“Egocentricamente, cinicamente fingevo di credere che il mio modo di essere fosse soltanto il perfido inganno di un sopravvissuto che si prende gioco del mondo; dall’alto della sua sapienza, della sua notorietà, della sua saggezza, della sua crudeltà. Un mondo al tramonto, in una grottesca decadenza. Osservavo, come uno straniero attento e disincantato scruta una terra sconosciuta, osservavo e giudicavo. Ai margini, ma pur sempre presente. Brillavo per la mia studiata marginalità.
Ma adesso basta!, non ne posso più di questa ipocrisia, di questi pettegolezzi, di questa meschinità, di questa baracconata, di questi trenini, di questa nebbia che nasconde solo nebbia. Ma il mio futuro ha i giorni contati, non ho più nulla da dare, né da ricevere, la mia anima mi appare arida e accartocciata. Annientata. Mi rimane un solo desiderio, una sola preghiera, la stessa che recitavo da bambino prima di prendere sonno: “Signore, fa che domani mi possa stupire di qualcosa!”

L’ultima fatica di Sorrentino è un film sovraccarico, quasi barocco: interminabili piani sequenza, giochi d’ombra, panoramiche ardite, una fotografia luccicante, citazioni e rimandi, una folla di comparse, un carosello continuo, quasi stordente. Alla pienezza visiva si contrappongono vuoti nella sceneggiatura e una tesi di fondo non troppo originale: viviamo una società in decadenza, svuotata, priva di ogni valore etico, superficiale, frivola, kitsch e Roma è la città che incarna meglio di tute questa caratteristiche. Il tutto è rappresentato da personaggi macchietta, stereotipati, grotteschi, finti, posticci, banali. Il personaggio di Madre Teresa, la santa dell’epilogo, è l’emblema del ridicolo, sembra star lì come una figurina appiccicata sulla pagina sbagliata dell’album.
qui la colonna sonora.

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