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Recensione su La giusta distanza

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Un film imperfetto ma giusto e importante / 2 giugno 2011 in La giusta distanza

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

La giusta distanza è quella che ogni buon giornalista deve mantenere nei confronti delle notizie di cui scrive. Né troppo lontano né troppo vicino da ciò che si racconta: questo è l’atteggiamento che dovrebbe assumere un bravo cronista, perché nel primo caso egli rischierebbe di sembrare freddo e distante, mentre nel secondo correrebbe il pericolo opposto, cioè quello di apparire eccessivamente coinvolto. E’ questa la lezione che deve imparare un giovane studente, Giovanni, il cui sogno più grande è proprio quello di diventare giornalista. Il ragazzo abita a Concadalbero, un paesino di campagna situato nella provincia di Rovigo. Nel succitato borgo non succede mai niente che possa spezzare la desolante monotonia quotidiana tipica della vita agreste.
Le giornate trascorrono così tutte uguali l’una all’altra: la noia la fa padrona, tanto che il tempo sembra immoto, e anche gli abitanti, che ovviamente si conoscono tutti, si adeguano al ritmo sonnolento ripetendo sempre gli stessi identici gesti.
Un giorno, però, la maestra della scuola elementare impazzisce, e in vece sua viene chiamata una nuova insegnante, Mara, una trentenne single orgogliosa della propria indipendenza. Grazie a quest’ultima, i cittadini di Concadalbero paiono riprendere vita. La ragazza, dal carattere allegro e socievole, con il suo fascino diventa subito l’oggetto del desiderio di molti uomini, tra i quali un meccanico tunisino, Hassan, un tabaccaio, Amos, sposato con una donna russa, e un giovane autista di pullman che sta per convolare a nozze.
Pure Giovanni non rimane insensibile al fascino di Mara, la quale, dopo aver vinto l’iniziale diffidenza, intreccia una relazione con Hassan. I due insieme paiono felici, ma quando lui le chiede di sposarlo, lei rifiuta. Hassan e Mara si incontrano per un’ultima volta la sera prima del giorno in cui la ragazza dovrebbe partire per il Brasile. Partenza che non avverrà mai, perché il mattino successivo la giovane viene trovata morta. Si tratta di omicidio, e il primo sospettato è Hassan, il quale si professa innocente; tutti però sembrano averlo condannato ancora prima che venga pronunciata la sentenza.
Soltanto Giovanni nutre qualche dubbio sulla reale colpevolezza dell’uomo, ma non potrà fare nulla per ribaltare un verdetto già scritto. La verità sull’accaduto verrà ristabilita dal ragazzo – che nel frattempo è riuscito a coronare il proprio sogno facendosi assumere come giornalista dal quotidiano “Il Resto del Carlino” – quando per Hassan sarà ormai troppo tardi.
Aperto da un bellissimo dolly, che fa volare la cinepresa sopra le acque maestose del Po, “La giusta distanza” è un film dal ritmo lento e riflessivo che, per i primi ottanta minuti, ci narra la storia di Mara e Hassan, due persone dai caratteri totalmente opposti, che, lentamente, superano le reciproche diffidenze finendo coll’innamorarsi l’uno dell’altro.
Testimone silenzioso della loro relazione è Giovanni, diciottenne impaziente di sfondare nel mondo del giornalismo, anch’egli segretamente innamorato della giovane maestra ma incapace di confessarle i propri sentimenti. Mentre studia da reporter, egli segue l’evolversi del rapporto tra Hassan e Mara spiando i racconti che quest’ultima scrive sul proprio computer (cosa che gli è possibile grazie al fatto che lui, di nascosto, si è impossessato della password di lei).
Nel borgo in cui è ambientata la storia, sembra procedere tutto tranquillamente. Fino a quando il corpo di Mara viene ritrovato senza vita. L’omicidio squarcia il clima idilliaco che avvolge(va) Concadalbero, e da questo momento in poi il film cambia tono e diventa un giallo.
Negli ultimi venti minuti assistiamo al processo al termine del quale Hassan subisce un’ingiusta condanna, motivo per cui lo stesso si toglie la vita; dopodiché Giovanni, spinto dalla sorella del meccanico tunisino, decide di fare luce, una volta per tutte, sul mistero che circonda la tragica fine della ragazza, anche a costo di mettersi contro i suoi concittadini, che si dimostrano restii a collaborare, primo fra tutti l’avvocato di Hassan, al quale non importa granché sapere se il suo assistito fosse o meno innocente. E pazienza se, per scoprire la verità, il ragazzo dovrà contravvenire alla regola della giusta distanza; questa drammatica esperienza lo farà crescere sia umanamente che professionalmente.
Giovanni, quindi, è colui attraverso il quale Mazzacurati indaga, con lucidità, sul marcio che si cela nella provincia italiana.
Forse il passaggio tra le due parti non avviene in modo fluido, tanto è vero che il cambio di tono appare un po’ brusco, ma la pellicola rimane comunque convincente, grazie al fatto che il regista sa condurre l’inchiesta che porta Giovanni a scoprire l’identità dell’assassino in modo tutt’altro che banale.
E anche il messaggio che traspare dal finale, ovvero quanto sia facile accusare lo “straniero” di un omicidio che non ha commesso, risulta efficace.
La prima parte, in cui Mazzacurati (ci) racconta (anche) la tediosa vita di provincia attraverso i semplici gesti compiuti dagli abitanti di Concadalbero, si fa preferire alla seconda, ma, come appena detto, quest’ultima risulta ugualmente valida.
Merito della sceneggiatura, firmata dal regista stesso con la collaborazione di Doriana Leondeff, Marco Pettenello e Claudio Piersanti, che propone una serie di personaggi ben caratterizzati: Giovanni, aspirante giornalista appassionato di informatica che scoprirà sulla propria pelle quanto sia difficile mantenere la giusta distanza; Hassan, timido meccanico tunisino che finirà vittima di una società piena di pregiudizi; Amos, subdolo negoziante donnaiolo arricchitosi con la pesca; e Mara, giovane maestra che pagherà a caro prezzo la propria giovialità.
Ogni personaggio sopra citato viene descritto con ammirevole precisione (soprattutto quello di Mara) da un copione ricco e sfaccettato, che inoltre delinea bene anche le figure secondarie.
“La giusta distanza” è un film ben scritto e ben diretto, oltre che interpretato da un cast convincente, nel quale spiccano le ottime prove di Giuseppe Battiston (Amos) e Valentina Lodovini (Mara).
Merita una citazione anche il sempre bravo Fabrizio Bentivoglio, nel piccolo ma importante ruolo del giornalista scafato che insegna i trucchi del mestiere a Giovanni. Pregevole la fotografia di Luca Bigazzi, che riesce a restituire perfettamente l’atmosfera della pianura veneta.

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