?>Recensione | Youth - La giovinezza | Senza titolo

Recensione su Youth - La giovinezza

/ 20157.2309 voti

14 giugno 2015

(Ho ritrovato il Sorrentino de L’Uomo in Più e Le Conseguenze dell’Amore.
Mi sento più serena adesso)

Per come la vedo io, la grande rivoluzione estetica di Sorrentino è iniziata con Il Divo ed ha raggiunto l’apice ne La Grande Bellezza: in Youth ho cominciato a vederne la parabola discendente.
Ho ritrovato L’Uomo in Più nel dualismo dei due protagonisti, necessariamente risolto nella caduta di uno che innesca il “risveglio” dell’altro, il quale idealmente prosegue in vece del compagno il percorso cominciato insieme (ma sarà poi vero? Tony Pisapia sceglie l’ergastolo, Fred Ballinger interrompe a metà il concerto decisivo, così come bruscamente è stato interrotto il grande film di Mick Boyle).
Ho rivisto in quella di Fred Ballinger la monotonia, l’inevitabilità, la sfiancante ripetitività della vita di Titta Di Girolamo, allo stesso modo non senza qualche stanco guizzo vitale e qualche concessione all’ironia.
La voce di Sorrentino – non soverchiata e schiacciata, come ne La Grande Bellezza, dal carico di aspettativa, dall’imponenza e dalla necessità (in senso filosofico) del progetto – risuona forte e libera ovunque: nelle considerazioni sul cinema, gli attori, la televisione; nella citazione a Novalis sull’illusione del progresso che riporta sempre inevitabilmente alle strade percorse dai padri; in quella, commuovente, al Diego Maradona fin de siècle.

7 commenti

  1. Stefania / 14 giugno 2015

    Ma veramente fai? 😀
    Scherzi a parte, secondo me, invece, quel Sorrentino non tornerà più, ma è anche giusto che sia così, e questo film mi è sembrato lontano da quelli degli esordi, non solo per via del cast anglofono.
    Questo film segna un’altra evoluzione sorrentiniana, perlomeno a livello estetico, se non narrativo, perché mi pare che dai solchi di fondo non si discosti mai.
    L’ho visto qualche settimana fa e, pur avendolo apprezzato, non sono ancora riuscita né a votarlo, né a commentarlo: non ci riesco neanche ora, a conti fatti, perché mi sfugge dalle dita, come la sabbia del tempo. E, nel film, guarda caso, (anche) di caducità ed inconsistenza si parla.

  2. fran / 14 giugno 2015

    Per come la vedo io, la grande rivoluzione estetica di Sorrentino è iniziata con Il Divo ed ha raggiunto l’apice ne La Grande Bellezza: in Youth ho cominciato a vederne la parabola discendente.
    Ho ritrovato L’Uomo in Più nel dualismo dei due protagonisti, necessariamente risolto nella caduta di uno che innesca il “risveglio” dell’altro, il quale idealmente prosegue in vece del compagno il percorso cominciato insieme (ma sarà poi vero? Tony Pisapia sceglie l’ergastolo, Fred Ballinger interrompe a metà il concerto decisivo, così come bruscamente è stato interrotto il grande film di Mick Boyle).
    Ho rivisto in quella di Fred Ballinger la monotonia, l’inevitabilità, la sfiancante ripetitività della vita di Titta Di Girolamo, allo stesso modo non senza qualche stanco guizzo vitale e qualche concessione all’ironia.
    La voce di Sorrentino – non soverchiata e schiacciata, come ne La Grande Bellezza, dal carico di aspettativa, dall’imponenza e dalla necessità (in senso filosofico) del progetto – risuona forte e libera ovunque: nelle considerazioni sul cinema, gli attori, la televisione; nella citazione a Novalis sull’illusione del progresso che riporta sempre inevitabilmente alle strade percorse dai padri; in quella, commuovente, al Diego Maradona fin de siècle.

    • Stefania / 14 giugno 2015

      @fran: per me, si badi bene, non c’è una parabola, nella sua filmografia: c’è uno sviluppo in linea retta, ascendente, questo sì, incrementale diciamo, perché mi pare che Sorrentino non sia mai uguale a sé stesso, anche se, come dicevo, affronta argomenti già trattati.
      Di volta in volta, però, lo fa con qualche aggiunta o sottrazione di materia narrativa. Il risveglio del personaggio e la sua dualità, per dire, c’è anche ne La grande bellezza, c’è in This Must be the PlaceIl divo, figurati, per me non è esattamente una svolta, quanto una flessione, una (strepitosa) atipicità.
      Poi, per carità, non voglio ridurre la carriera di Sorrentino ad un trattato di analisi matematica 😀
      Questo per cercare di dire che, rispetto al film dell’Oscar, S. ha solo continuato a crescere, non è “tornato” a niente.

      • fran / 14 giugno 2015

        Ognuno interpreta a modo suo: per me il ritorno non è un’involuzione. anzi. Per sapere come stanno le cose, bisognerebbe chiederlo a lui 🙂

        • Stefania / 14 giugno 2015

          Che non parlassi di involuzione, l’avevo capito 🙂 è la nostalgia nei confronti di un certo Sorrentino che non capisco (limite mio, evidentemente).
          Non so se chiederei: ci sarebbe il rischio di una risposta alla Jep.

          • fran / 14 giugno 2015

            ma no, non è un limite tuo: è una mia forma d’affetto. nè più nè meno. Il rischio di una risposta alla Jep lo correrei volentieri, anche perchè il terreno su cui la discussione si sta muovendo è più o meno quello delle vibrazioni 🙂

  3. fran / 14 giugno 2015

    ma no, non è un limite tuo: è una mia forma d’affetto. nè più nè meno. Il rischio di una risposta alla Jep lo correrei volentieri, anche perchè il terreno su cui la discussione si sta muovendo è più o meno quello delle vibrazioni 🙂

Lascia un commento

jfb_p_buttontext