La foresta dei pugnali volanti

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La foresta dei pugnali volanti

Durante la dinastia Tang, in Cina si forma un'alleanza di ribelli, noti come Pugnali Volanti. La danzatrice Mei è sospettata di essere la figlia del capo dei Pugnali Volanti. Viene quindi fatta arrestare, ma viene portata in salvo da Jin. Jin in realtà è un ufficiale imperiale incaticato di ottenere la fiducia di Mei per scoprire l'identità del capo dei Pungnali Volanti. Le sorprese non finiscono qui, perchè sembra che anche Mei non sia chi afferma di essere...
Lúthien ha scritto questa trama

Titolo Originale: 十面埋伏
Attori principali: Takeshi KaneshiroAndy LauZhang ZiyiSong DandanZhao HongfeiGuo Jun, Zhang Shu, Wang Jiu-Sheng, Zhang Zheng-Yong, Wang Yong-Xin, Liu Dong, Zi Qi, Qu Xue-Dong, Yang Guang, Wen Yang, Zheng Xiao-Dong, Suki Wong
Regia: Zhang Yimou
Colonna sonora: Umebayashi Shigeru
Fotografia: Zhao Xiaoding
Costumi: Emi Wada
Produttore: Zhang Yimou, William Kong, Zhang Weiping
Produzione: Cina, Hong Kong
Genere: Orientale, Azione, Drammatico, Romantico
Durata: 119 minuti

Wuxia soap / 9 Marzo 2016 in La foresta dei pugnali volanti

Coreografia scenica e composizione cromatica di altissimo livello. Ma sotto il vestito niente, la storia si spegne in un lungo estenuante melodrammatico scontro finale dopo che sono stati svelati retroscena da soap.

10 Febbraio 2015 in La foresta dei pugnali volanti

Zhang Ziyi è davvero una bravissima attrice e in questo ruolo è perfetta. La dolcezza e la bellezza dei lineamenti caratterizza il suo personaggio. La fotografia e gli ambienti sono favolosi, come i costumi. La trama è particolare e piena di colpi di scena. Lo consiglio molto.

Un vento di libertà / 11 Gennaio 2015 in La foresta dei pugnali volanti

Nella perfetta cornice di una foresta non antropizzata, simbolo dell’impervia natura delle emozioni, sinuoso si snoda fra i suoi alti fusti, un desiderio, una passione, che poi sfocia in amore. Amore orfano di un’epoca di conflitti, che oltre a rimarcarne l’indole violenta, ne delinea anche l’immiserimento, in netta contrapposizione con l’amena rappresentazione dei suoi paesaggi.
Zhāng Yìmóu, da navigato poeta che si diletta a giocare con le immagini, crea un contesto nel quale il rimpianto è un vento pellegrino, che soffia perpetuo in ogni direzione, e non quella leggera brezza invisibile che decide di estinguersi per lambire il petalo di un fiore.
In questa pellicola, paradossalmente per quei tempi, si può evincere una forte caratterizzazione del personaggio femminile, sempre più improntato verso un tipo di archetipo non classico, che dona più colore all’ambiente di quanto la pregevole fotografia ( con le sue sgargianti tinte, e i suoi sfumati toni ) possa fare.
Più che sul genere “wuxiapian”, ci si deve soffermare sul velato messaggio che si cela dietro questo abito di poesia e di arcani silenzi. Un messaggio importante, perché indicativo di un sistema che ha corroso lo stesso concetto di amore.
Da un lato c’è quello inteso come possessione, che non può definirsi tale, rappresentato dall’odio, dalla gelosia, e da un monomaniaco desiderio di padronanza, che non può che tradursi in violenza. Dall’altro c’è la libertà, la giocosa brezza e il fiore selvaggio, che per quanto piccoli all’occhio del mondo, o classificabili come mere pedine in un disegno di potere, allo sguardo dell’amore si mutano in ali in grado di alzarsi in cielo, e sfuggire da ogni restrizione o limite. Un amore pronto al sacrificio, e alla perdita del più prezioso dei beni, la libertà.

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Triste triangolo amoroso / 28 Giugno 2013 in La foresta dei pugnali volanti

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

La trama è avvincente, non elaboratissima ma comunque ti prende e alla fine ti stupisce.

Non avrei mai pensato che la ragazza potesse non essere la figlia del capo dei pugnali volanti, e soprattutto non cieca: si muoveva sicura, fin troppo, ma con lo sguardo perso, tipico di una persona non vedente, anche quando nessuno le era vicino, sicura di essere sola.

Ma… come non mi convince? Gli effetti speciali, i pugnali che, anche se ben maneggiati o quant’altro, volano come fossero boomerang, fanno il giro della foresta per tornare nella mano del lanciatore e…? Non riescono ad uccidere nessuno, colpiscono, affondano, vengono estratti, la persona colpita sputa sangue e muore apparentemente ma dopo qualche ora si risveglia -certo, traballa un pochino- e solo dopo qualche altro colpetto al petto decide di abbandonare il mondo dei vivi: non ho mai visto una cosa del genere -non che abbia mai assistito ad un omicidio o anche solo ad una pugnalata- ma in qualche raro film fatto male e quotato poco questo accade con facilità.

Il finale mi è piaciuto, almeno per come è stato ideato: avevo pensato alla morte di tutti e tre, come una sorta di quadretto perfetto, o meglio triangolo amoroso perfetto, un nodo molto stretto che non può essere snodato, e che quindi viene tranciato di netto portando alla morte dei due amanti e della bella giapponese. L’idea che avevo non è stata esattamente quella a cui poi ho assistito, ma il finale mi ha soddisfatta lo stesso.

Cosa non riesco a capire? L’amore può davvero arrivare a pugnalare la donna che si ama con tutto il sentimento che il cuore e la mente di un uomo possono sopportare? Oppure a tentare di violentarla?
Nessuno dei due la amava davvero, o almeno questo è quello che credo: uno crede di amarla per puro orgoglio, desiderio di possederla ed odio misto a terrore nel vederla cadere nelle braccia del nemico; l’altro crede di amarla perché è stata, probabilmente, la prima donna ad opporglisi, a non cedergli rifiutandolo, a resistergli e a dargli testa con abiti maschili, combattendo spesso meglio di un guerriero come lui.

Anche se non fosse morta, non sarebbe mai caduta tra le braccia di nessuno dei due, nonostante, letteralmente, l’abbia fatto con entrambi.

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Poesia orientale / 26 Maggio 2013 in La foresta dei pugnali volanti

La straordinarietà di Zhang Yimou sta nell’aver saputo portare l’essenza della tradizione orientale in occidente, remando contro alla smania di occidentalizzarsi che pervade la cina in questa età contemporanea. Non si limita però ad un mero trasporto dei valori orientali, ma ci permette di assaporarne le più intime riflessioni e poter sentire quella filosofia incredibile che ancora oggi ci ammalia. Tutto nei film di Zhang è costruito alla perfezione, si potrebbe dire che ogni ramoscello che cade è scritto, coreografato. E il risultato è un’opera d’arte che riesce a far propria la tecnica per esprimere valori, tradizioni, sentimenti e ancora di più la natura umana. Si potrebbe elogiare qualsiasi reparto di questo film, dalla scenografia preziosissima come in pochissimi altri film, alla colonna sonora a dir poco magistrale, e una sceneggiatura che è un capolavoro: personaggi che non sono ciò che sembrano, che si svelano pian piano e che mutano nell’arco dei 120 minuti, creando risvolti che sono poesia pura. E il finale è ciò che ci parla, dove tre individui diventano assoluti protagonisti e il sentimento è il vero soggetto, l’unico protagonista di una poesia orientale.

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