Recensione su La moglie dell'aviatore

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3 Agosto 2014

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Chi è la “femme” del titolo? Semplicemente la moglie, come si evince dalla traduzione italiana? Ciascuna delle femmes dell’aviateur o tutte insieme, assunte indistintamente? Fin dal titolo Rohmer semina dubbi, introduce un’ambiguità. Femme è sia la donna intesa come essenza astratta, sia la femmina intesa come creatura irrazionale, sia la moglie nel senso del ruolo assoggettato alla convenzione sociale.
Nel cinema di Rohmer non ci sono eventi sconvolgenti o disturbanti che azionano e orientano la narrazione, non c’è il colpo di scena, non ci sono enigmi, o almeno non ce ne sono di significativi, tali da richiedere una soluzione (tutti gli intrighi si avvitano su sé stessi, implodono): esso è apparentemente superficiale e immoto, perché Rohmer non vuole rappresentare vicende straordinarie o insolite, ma è interessato ad illuminare il quotidiano, a indagare quelle graduali e impercettibili vibrazioni che caratterizzano l’agire comune dell’uomo, le sue intenzioni e i suoi scopi.
Se c’è una verità è sicuramente difficilmente attingibile. Anzitutto, come spesso accade nei film di Rohmer, ciascuno dei personaggi possiede solo un tassello di verità, cosa che rende immediatamente inconcepibile una valutazione completa e risolutiva della vicenda nella quale sono implicati; e sebbene essi agiscano con la sicurezza e la presunzione di chi pensa di sapere di più e meglio degli altri, tanto da poterli manipolare, e di essere l’artefice dei propri pensieri e delle proprie azioni, in ultimo finiscono quasi sempre per diventare vittime dei piani che essi stessi hanno ordito. Poi, è impossibile cercare una qualche certezza nella visione e nelle immagini: esse o sono “interrotte” e “ostruite”, insomma incompiute, o intrisecamente incapaci di pervenire all’essenza delle cose. Così, per esempio, François vede Christian uscire dalla casa di Anne, ma non sa cosa sia avvenuto nella casa, né sa a che ora egli sia entrato; ancora François si addormenta proprio nel momento in cui Chrstian incontra l’anonima compagna… una foto, avventatamente scattata, lascia intravedere solo alcune ciocche di capelli della misteriosa bionda, allo stesso modo è del tutto inutile tentare di scalfire la patina di quella perfettamente stilizzata di Anne: da questa superficie non è possibile dedurre il carattere, che anzi potrebbe essere opposto a quello che appare. Ma anche le parole – i meticolosi e raffinati dialoghi di Rohmer – non aiutano a comprendere qualcosa di ulteriore. La parola oscilla tra l’autoinganno e la menzogna. Non sapremo mai se la confessione di Christian ad Anne è sincera o menzognera; l’autoanalisi di Anne rischia di diventare solo una dichiarazione di insicurezza e insoddisfazione mascherata da desiderio di autonomia; e la curiosa e spensierata Lucie, che sembra entrare come un segno del destino nella vita di François, suggerendogli che la sua ragazza gli sta mentendo, alla resa dei conti si rivela lei stessa bugiarda.
Forse quindi, alla fine, scoprire chi sia la bionda oggetto di pedinamento e che in una foto compare sintomaticamente tra l’aviatore e la presunta moglie, non ha poi tanta importanza. Che si tratti della vera moglie, dell’amante o della sorella non fa differenza: quando cerchiamo di decifrare cosa spinga gli uomini, specie in materia di sentimenti, a comportarsi in un certo modo, siamo destinati al fallimento; forse, sembra suggerire Rohmer, per quanto noi cerchiamo di analizzare minuziosamente la questione, al fondamento dell’unione e della separazione degli uomini, del loro incontrarsi e del loro dividersi, alla radice dei movimenti della loro coscienza, agisce una forza impalpabile e incomunicabile, e che per questo è impossibile delimitare o tentare di classificare in qualsivoglia modo.
Intanto, però, come manifesta la straordinaria e struggente sequenza finale, che capovolge totalmente l’immagine radiosa e seducente di una Parigi tutta dedita alla conversazione e alla socievolezza, scende la notte, e questa città, che tutto sommato a noi spettatori sembrava fonte di ispirazione e attrazione, rischia di trasformarsi in un guscio vuoto, in un luogo di solitudine popolato da individui che si affannano alla vana e dolorosa ricerca di una compiutezza.

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