Recensione su La felicità è un sistema complesso

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Almu / 3 gennaio 2016 in La felicità è un sistema complesso

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

C’è questo mestiere inverosimile che fa Enrico, intermediario che per una specie di grosso fondo (da cui il detto “toccare il fondo”) avvicina e conquista la fiducia di rampolli scazzati incapaci di guidare imprese e li convince a mollare tutto (al fondo, in fondo) partendo per il Costa Rica. Lui dice di farlo per evitare danni economici, i suoi datori di lavoro lo fanno per mangiarsi le imprese in crisi. Ed è bravissimo, in questo mestiere che fa – passi che non c’è motivo per cui un rampollo debba accettare che sto tizio gli si incolli a mo’ di cozza fino a ispirargli fiducia. Del resto ti fideresti di una cozza? Ma si sa, ormai si è tutti consulenti, e i mestieri migliori son quelli inventati. In questa sua quotidianità piomba una tizia israeliana, verosimilmente catapultata fuori da Tsahal, che per comodità chiameremo Almudena, nome spagnolo che non c’entra niente ma quello vero è impronunciabile e una volta ricordo che volevo farmi un’Almudena. Enrico ha un padre scappato in Canadà abbandonando lui e il fratellino, un fratello che seduce e abbandona (e scappa) Almudena, e se la trova in casa. Lei impara l’italiano in 10 min di film, e poi dicono sia difficile. Contemporaneamente riceve un nuovo incarico, convincere a mollare al fondo due pischelli figli di imprenditori trentini (no, non si parla di mele) morti in un incidente. Ma pian piano, tra lei e loro e lui, si rende conto che questa volta è diverso, e della grettezza del suo lavoro, per quante autogiustificazioni morali egli si desse. Per cui si schiera coi ragazzetti vs il mondo adulto, anche se questo è il suo modo di crescere dal limbo in cui l’abbandono del padre l’aveva impantanato. C’è tanta ereditarietà e conseguenze lasciate dai genitori, nelle azioni di tutti questi figli (Almudena a parte, che è una sorta di ca**o di Mary Poppins e pure un po’ svalvolata ma efficace come detonatore), tanto da superare con fatica, sia per lui che per Filippo. Alcune banalità sulla gioventù, il vento tra i capelli, la libertà ritrovata. C’è una colonna sonora avvolgente e furbetta, curata giustappunto dal tizio dei Cani (e infatti non era possibile che in un karaoke in Trentino cantassero i pezzi dei Cani altrimenti, e mi dicevo WTF!), inverosimiglianze a go go, tipo che la sera al pub ci si trovi casualmente tutti. Ma poi quella ha 13 anni, ca**o ci fa al pub!? Giusto dare lo swing all’epifania subita dal protagonista, però maddai.

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