Recensione su La doppia vita di Veronica

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La doppia vita di Veronica / 9 Maggio 2020 in La doppia vita di Veronica

Due vite scorrono parallele tra Cracovia e Parigi. Lo stesso nome(Veronica), le stesse fattezze, la stessa passione per il canto. Solo il destino delle due ragazze sarà diverso.
Kiesloswki in “La doppia vita di Veronica” approfondisce il discorso sulla spiritualtità,introducendo in particolare una riflessione sulla figura del doppio. Doppio che può essere inteso sia come mezzo per una riflessione sulla natura del cinema (doppio della vita ove si può cercare la “disiata forma vera” petrarchesca) sia come mezzo per una riflessione sulla ricerca di un doppio come oggetto reale ed al contempo come fonte di adorazione(la Veronica cristiana non è che il doppio del Cristo).
La prima Veronica viene vista dalla seconda Veronica tramite una fotografia, un’immagine: Veronica II cade momentaneamente in crisi, non riesce a spiegarsi come ciò possa essere possibile. Forse è una metafora del potere del cinema di potere rintracciare una forma simile, ma non uguale alla realtà(Kieslowski segue l’ideale di Antonioni in Blow Up e rinnega così i primi lavori da puro documentarista?)? O forse una metafora della vita spirituale stessa, dove si cerca nelle icone sacre qualcosa di vero ma che è allo stesso tempo distante dal metafisico(causando un dissidio interiore nell’uomo)?
Veronica II inoltre ritrova l’amato Alex tramite una serie di indizi e mai tramite qualcosa di concreto: forse ciò vuole dimostrare che la Verità(che nella spiritualità cristiana coincide con l’amore di Dio) vada cercata non con la Ragione ma gettandosi nella vertigine di Kierkegaard? In quest’interpretazione, Alex, come creatore(egli è infatti un progettatore di marionette)potrebbe essere considerato una sorta di doppio di Dio, che plasma le sue creature e lascia che queste lo seguano tramite una scia di indizi che permettono all’uomo di cogliere la sua esistenza.
Veronica I e II hanno una lunga serie di collegamenti(quando la prima scompare la seconda avverte un vuoto interiore, quasi in una sorta di ripresa della tematica dei “gemelli” presente in tutta la storia della letteratura classica): solo la scelta(ritorna qui Kierkegaard) le differenzia; se la prima decide di seguire il sogno di diventare cantante lirica, la seconda decide di non diventarlo. Eppure il film rimane pieno di sottili richiami tra le due esistenze, quasi a sottolineare che, nonostante i destini diversi, siamo figli dell’Uno di Plotino(essere inconoscibile e irraccontabile, in eppure esistente)
Un film dalle plurivoche interpretazioni, delicato e sicuramente da vedere.

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