?>Recensione | La doppia vita di Veronica | I ♥ Irène Jacob

Recensione su La doppia vita di Veronica

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I ♥ Irène Jacob / 23 marzo 2013 in La doppia vita di Veronica

Ho visto per la prima volta Irène Jacob sullo schermo nel film Al di là delle nuvole di Antonioni, dove vestiva i panni di una giovane ragazza in procinto di prendere gli ordini monacali che viene corteggiata da un ragazzo ignaro della situazione. Ricordo di essere rimasto subito fulminato dalla “presenza” che emanava, che attraversava lo schermo come un fascio di luce. In seguito l’ho ritrovata ancora, a volte di proposito, come in Tre colori: film rosso, altre per caso, come in Arrivederci ragazzi. Poteva passare del tempo fra un incontro e l’altro, potevo essermela dimenticata nel frattempo, ma ogni volta che la vedevo apparire in un film mi faceva l’effetto della prima volta, così come è successo stasera con La doppia vita di Veronica. Raramente, nella mia ormai sostanziosa esperienza di cinefilo, mi è capitato di trovare un’attrice che sapesse reggere l’inquadratura così a lungo, senza diminuire un’istante la sua intensità espressiva, al contempo delicata, struggente, soave e sensuale. Irène Jacob rifulge di luce in ogni fotogramma, Irène Jacob è una delle donne più belle di sempre, Irène Jacob è la donna della mia vita.
Come? Vorreste che vi parli del film? Vi aspettate, che so, che vi accenni la trama dicendo che la pellicola tratta di due tizie uguali come due gocce d’acqua che non si conoscono ma sono legate dall’istintiva coscienza dell’esistenza reciproca? Oppure supponevate qualche seria interpretazione critica sulla possibilità che il film tratti della molteplicità e indefinitezza dell’identità, o di un qualche cosa di extraindividuale che ci lega e guida come esseri umani condividenti simili destini? O ancora volete un giudizio, un voto da uno a dieci? Ma anche no, chissenefrega.
Ti amo Irène.

3 commenti

  1. yorick / 23 marzo 2013

    Oh, che tenerezza *-*

  2. thetruth / 25 aprile 2014

    Quoto alla grande. Personalmente una simile capacità nel tenere lo schermo l’ho rinvenuta solo in Monica Vitti. Ma le more vincono sempre, credo sia un assioma fondamentale.

  3. Socrates gone mad / 25 aprile 2014

    Infatti la Vitti sta anche lei nel mio pantheon personale e l’ho preferita soprattutto ne “La notte” di Antonioni, dove, guarda caso, è mora 🙂

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