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Recensione su La doppia ora

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17 febbraio 2011

Sonia è di Lubiana ed è cameriera in un hotel a Torino. Guido è stato poliziotto e ora è custode in una villa fuori città. Sono due anime sole, turbate, incomplete, in cerca di certezze. Frequentano gli speed date dove si incontrano e si innamorano con prudenza. Ma una strana rapina interrompe la nascente storia d’amore fra i due e li getta nel gorgo di un melodramma nero, che trova il suo punto di forza nella complessità della psiche umana. Il film si sviluppa lungo il confine fra realtà e apparenza, in un clima horror brulicante di segnali angosciosi e di doppie verità. La sceneggiatura – scritta, riscritta, limata e soppesata da tre giovani – è nitida e tesa, ed è affidata ai protagonisti: Ksenia Rappoport è brava a dare a Sonia una fragilità psicologica assolutamente credibile, mentre Filippo Timi, in crescita esponenziale per intensità e presenza fisica, offre a Guido le ombre e le luci di una tenerezza al limitare dello strapiombo del dolore e si conferma come uno degli attori emergenti più completi nel panorama italiano.

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