Recensione su La cosa da un altro mondo

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23 Agosto 2015

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Il film parla essenzialmente del diverso approccio e dell’inevitabile conflitto, almeno iniziale, sul modo di approcciarsi al “diverso”, rappresentato dall’alieno: gli scienziati sono desiderosi di studiare e comunicare con l’alieno, mentre i soldati hanno invece esigenze di “difesa”. La creatura si rivela comunque poco propensa a comunicare, facendo diverse vittime prima di essere fermata definitivamente. Ovviamente prevale la visione dei militari (assenti nel racconto).
Si è in piena guerra fredda e la metafora del monito finale sembra chiara:

“Ed ora, prima di narrare i particolari della battaglia, lancio a voi un monito: tutti voi che ascoltate la mia voce, dite al mondo, ditelo a tutti dovunque si trovino: attenzione al cielo; dovunque scrutate il cielo…!”

Muovendosi su quel sentiero della fantascienza paranoica atta a identificare l’alieno col pericolo rosso sovietico.
Nel film la creatura non è polimorfica (credo per motivi di mancanza di adeguati effetti speciali) e clonatrice, come nel racconto di John W. Campbell da cui è tratto, ma un umanoide, molto simile al Frankenstein di Karloff, di origine vegetale, vista pochissimo per tutta la durata del film.
Mancanza di effetti speciali compensata da una grande atmosfera di tensione.
Altra differenza è che nel racconto si evidenzia il clima di sospetto e sfiducia reciproca (chi è l’alieno tra noi?) che si instaura tra gli uomini chiusi nella base antartica, mentre nel film è l’unione tra militari e scienziati a riuscire a sconfiggere la Cosa.

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