Recensione su La corona di ferro

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25 maggio 2015

Siamo in piena guerra mondiale ed in pieno regime quando Blasetti dirige La Corona di ferro. Il film si presenta come un film antifascista, pacifista, una favola contro qualsiasi forma di violenza e per realizzarlo trova ispirazione nella storia, o meglio la fantastoria essendo il medioevo della vicenda, un medioevo alternativo. Nella storia ma anche nella fiaba, nel mito, nella religione, nella commedia e, perfino, in Tarzan (quindi alle grandi produzioni americane).
«Volle, un giorno, l’Imperatore bizantino, inviare in dono al Sommo Pontefice la Sacra Corona di ferro…».
La sentite l’aria che tira ? Non abbiamo delle strizzate d’occhio al regime, anzi.. In pieno regime fascista Blasetti non solo strizza l’occhio ai grandi kolossal americani ma dirige un film fantastico che mette insieme mitologia e pacifismo, leggende e superstizioni.
Ambientato nel paese mitico di Kindaor, in un Medioevo alternativo, le atmosfere magiche che circondano i personaggi ed il clima fiabesco che avvolge le vicende narrate rendono l’opera comprensibile sia ad un pubblico più giovane sia uno più maturo, la Corona di ferro si apre con l’immagine di una battaglia, seguita dall’assassinio di re Licinio (Massimo Girotti) da parte di suo fratello Sedemondo (Gino Cervi). Mentre Sedemondo si avvicina a Kindaor per prendere possesso del trono usurpato col fratricidio cerca di distruggere la Sacra Corona, la più potente e venerata reliquia della vera Fede. Ovunque la Sacra Corona passa, la giustizia trionfa. Reliquia religiosa, paragonabile al Santo Graal, secondo la leggenda all’interno della corona di ferro ci sarebbe una lamina forgiata con il ferro di uno dei chiodi che servirono alla crocifissione di Cristo. Vorrebbe distruggerla ma la terra se la prende con sé. Inghiottita in una voragine, la Corona è momentaneamente salva.
TRADIMENTO, fratricidio, Gesoo BATTAGLIE a dimostrazione della tendenza del regista al grandioso ed alle scene di massa e tanto, tanto ancora.
Sedemondo ha usurpato il trono al fratello, spodesta il legittimo sovrano e s’impadronisce del reame.. un reame che vuole un successore, ma la regina detta alla luce una bimba, Tundra… che il destino affiancherà ad Arminio (Maurizio Romitelli), figlio del fu Licinio. Sedemondo è convinto che Licinio sia figlio suo, è per questo che lo risparmia. Ignaro e convinto che la Tundra sia la figlia del fu Licinio, passa un primo periodo da re (in tutti i sensi). Eppure presto scoprirà l’inghippo. Arminio viene così portato nella foresta e cresce come Tarzan.
Passano gli anni e Il ragazzo, divenuto un uomo, ha fatto della “valle dei leoni” la sua casa. Si apre una fase che unisce il riso all’avventura con Maurizio Romitelli vestito da ragazzo della foresta che combatte, ride, si atteggia, scherza. È una parte che, innegabilmente, annoia ma Blasetti ce la infila per la gioia del pubblico più giovane. Fra gag e combattimenti più o meno riusciti Arminio detto Tarzan si unisce ai popolani che combattono contro il tiranno. Non sono io che l’ho interpretato in questo modo, è Blasetti in persona che avrebbe confermato la presenza, nel film, dei «germi dell’antifascismo». Ad ogni modo Arminio partecipa a un torneo e batte i più famosi cavalieri della terra, ottenendo la mano della buona figlia dell’usurpatore. Altra scena tipicamente medievale, dopo quella della battaglia e della “fuga” nella foresta. Purtroppo però, vinto il torneo, le cose andranno sempre peggio e allora..
Proiettato alla IX Mostra del Cinema di Venezia, il film fu subito apprezzato da critica e pubblico grazie alla capacità del regista di conciliarne i gusti; il film interessa per l’apertura al mondo del fantastico ottenuta grazie alle grandiose scenografie e dovrebbe interessare perché Blasetti ne La corona di ferro ci mette tutto dalla guerra all’invettiva contro la guerra; dalle avventure alla Tarzan alla principessa che per venti anni è rinchiusa in una stanza. Riuscirà Arminio a vendicare il padre defunto ?

DonMax

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