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Recensione su La città è tranquilla

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25 febbraio 2014

La ville est tranquille.

Un’occasione mancata, un vero peccato.

La ville est tranquille
La città è tranquilla, il regista fa del sarcasmo, è un film realista, diretto da Robert Guédiguian che prende piede in una Marsiglia razzista, sottoproletaria, di luci e di ombre. Una Marsiglia provinciale, chiusa, confusa, mediocre. Piena di problemi e i problemi non ce li hanno solo i protagonisti ma anche alla regia (non ho capito se l’effetto terremoto della macchina da presa è voluto o sia dovuto a una serie di errori). La ville est tranquille, analizza si la società francese degli anni 2000 ma lascia aperte una serie di problematiche: ad esempio, perché il melting pot alla Americana in Francia non ha funzionato ? Marsiglia, la Marsiglia terra natale del regista stesso, è qui che ci si muove fra estrema destra ed extracomunitari naturalizzati francesi. La Marsiglia da mare e da amare contrapposta all’infelicità dei personaggi, delle macchiette eccessive. La storia infatti non è solo incentrata sulla vita di una pescivendola con la figlia prostituta ed eroinomane la quale le ha lasciato una nipote a carico nel mentre è intenta a fare le marchette a casa dei genitori, no siori e siore, il film presenta un ex operaio rinato tassista (il taxi lo compra dopo un indennizzo di 100 000 franchi dopo aver naturalmente fregato i suoi compagni che manifestavano contro i padroni), un ex detenuto di origini Marocchine, un proprietario di bar amico della malavita, una coppia borghese di sinistra. I ruoli femminili sono semplicemente insulsi. Soprattutto la venditrice di pesce la quale è incapace di combattere una figlia semplicemente menefreghista che la porterà a prostituirsi essa stessa. Il film è un’occasione mancata, i temi trattati sono molti ma si lasciano troppe porte aperte e la profondità, sociale e politica (tanto che la presenza della coppia borghese di sinistra frivola ed arrivista è stata interpretata come una critica, un grido alla sinistra francese), del film viene ridotta a una serie di battute prevedibili e a dei comportamenti altrettanto prevedibili.
Un peccato.

DonMax

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