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Recensione su La Casa Muda

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27 maggio 2011

Io sono sempre molto felice quando un giovane regista ha il coraggio (e la presunzione, ma non è sempre una brutta cosa) di lanciarsi a capofitto in un esperimento stilistico per la sua opera d’esordio. E l’ idea di girare 86 minuti di piano sequenza deve aver fatto venire un paio di esaurimenti nervosi al povero operatore e al direttore della fotografia Pedro Luque. Immagino la preparazione del tutto e mi sento male. Penso a Florencia Colucci che magari inciampa al minuto 72 e tutti “stooooooop!”, si ricomincia da capo. E giù in svenimenti e ricoveri vari. Mi piacciono queste avventure a basso costo, in cui c’ è un sacco di passione e la troupe ridotta ai minimi termini si impegna a creare qualcosa di memorabile. Quindi è ovvio che io a La Casa Muda ci voglia un sacco di bene a prescindere e che sia partita con un pregiudizio più che positivo nei confronti di questo film. Il problema è che a tutto l’ impegno profuso in sede di ripresa, non ne corrisponde altrettanto nella stesura dello script. Non si pretende una roba da strapparsi i capelli, ma almeno un qualcosa che ti distragga dall’ individuare le contorsioni e i pertugi dove deve essersi piazzato quel poveraccio con la Canon Mark II 5D in spalla. Perchè durante la visione non si riesce proprio a pensare ad altro.

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