La Belva

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La Belva

Leonida, reduce di guerra ed ex Primo Capitano nelle Forze Speciali dell'Esercito Italiano, è un uomo solitario, che, a causa del lavoro, ha perduto il calore della famiglia. Mentre la figlia Teresa lo ama incondizionatamente, il figlio maggiore, Mattia, non gli perdona di essere stato lontano dai suoi cari. Un tragico evento costringe Leonida a rimettere le mani alle armi.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: La Belva
Attori principali: Fabrizio GifuniFabrizio GifuniLino MusellaLino MusellaMonica PisedduMonica PisedduAndrea PennacchiAndrea PennacchiEmanuele LinfattiEmanuele LinfattiGiada Gagliardi, Nicolò Galasso, Giacomo Colavito, Gianmarco Vettori, Andrei Nova, Matteo Berardinelli, Silvia Gallerano, Mostra tutti

Regia: maschioLudovico Di Martino
Sceneggiatura/Autore: Ludovico Di Martino, Claudia De Angelis, Nicola Ravera
Colonna sonora: Andrea Manusso, Matteo Nesi
Fotografia: Esposito Luca
Costumi: Andrea Cavalletto
Produttore: Matteo Rovere
Produzione: Italia
Genere: Azione, Drammatico, Poliziesco
Durata: 90 minuti

Dove vedere in streaming La Belva

Discreto / 29 Novembre 2020 in La Belva

Buona regia per un thriller abbastanza movimentato e di buona fattura.
Si vede lo stampo di una buona produzione alle spalle.
Non male, anche se mi aspettavo un po’ di più.
Bravissimo e azzeccato il protagonista Fabrizio Gifuni.
6,5.

Altra occasione sprecata / 28 Novembre 2020 in La Belva

Ho voluto guardare questo film perché vedendo che era prodotto da Matteo Rovere e interpretato da un Gifuni versione bruto ho pensato si potesse trattare di un John Wick de San Basilio e ho voluto dargli una possibilità, anche se i miei pregiudizi(più che fondati) sul 90% delle produzioni Netflix e sui film italiani che escono dalle classiche strade battute mi dicevano che non dovevo fidarmi.

Ora, al di là della semplicità(più idiozia in questo caso) dello script che in un film d’azione è anche abbastanza giustificato, quello che mi è dispiaciuto più di tutto è che non abbiamo imparato nulla di quello che serve dall’action americano. Le scene di lotta hanno pochi tagli ma c’è un abuso di rallenty, il sangue in CGI assolutamente no, vi prego, usate il sangue vero(non vero vero, quello finto ma reale), più effetti speciali e meno visivi(sono puntiglioso ma è colpa di Michael Mann, mi ha abituato cosi). Non pretendevo le coreografie di Chad Stahelski(John Wick 1,2,3) però qualcosina di più.
Scelte musicali sbagliate e utilizzate anche malamente per cercare di creare emozione in determinate scene.
Almeno le sequenze in macchina me le aspettavo discrete, con uno come Matteo Rovere alla produzione dopo che ha girato quella perla di Veloce Come il Vento e invece cosa mi trovo? Le classiche sequenza alla Fast and Furious con duecento tagli e per aggiungere insulto a lesione grave l’antagonista è un macchietta che sarebbe risultata eccessivamente caricaturale anche in un film come Una Pallottola Spuntata, e non fatemi parlare del”duello finale”.
Non si può scrivere un film cosi, c’è bisogno innanzitutto di sceneggiatori seri, che scrivano storie discrete e poi si può pensare di rendere audiovisivo ciò che c’è su carta.
Basta non dico altro

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Difettoso / 28 Novembre 2020 in La Belva

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Il pur interessante La belva, secondo lungometraggio di Ludovico Di Martino, prodotto da Warner Bros. e Groenlandia (Matteo Rovere) e distribuito in esclusiva da Netflix (anche se ne era prevista una distribuzione limitata nelle sale, a fine ottobre, poi saltata), è un action poco originale che, nonostante le buone premesse, la sua compiutezza narrativa e certe raffinatezze tecniche, sembra più l’episodio pilota di una serie tv che un film.

Fabrizio Gifuni, in un inedito ruolo completamente d’azione, è Leonida, un ex super militare con disturbi da stress post traumatico e dipendenza da psicofarmaci. Leonida è un buon personaggio, anche se ricorda molti omologhi cinematografici statunitensi, da Rambo ad American Sniper. Gifuni ha una buona presenza scenica: forse, non è completamente a suo agio nel dare e prendere botte e quando pronuncia alcune battute “a effetto” (ma è fortunato: Leonida parla poco). Però, con quella splendida barba da Mangiafuoco e la testa rasata ha un suo perché.

Secondo me, il film ha due grossi difetti: il ritmo discontinuo e la scelta del cast, con conseguente difettosa caratterizzazione dei personaggi.
Ci sono dei momenti in cui il film procede molto lentamente e sembra caricarsi di elettricità statica: talvolta, all’improvviso, deflagra correttamente (vedi, la conclusione della scena dello stallo alla messicana); in altre occasioni, meh (vedi, la moglie di Leonida che parla con il figlio in ospedale).
Lino Musella mi era piaciuto, in Gomorra – La serie e Favolacce: invece, quello del poliziotto Simonetti, probabilmente, non è il ruolo che fa per lui. Impreca in maniera artificiosa e, più che sulla definizione del personaggio, sembra concentrato sulla propria dizione, che pare non debba lasciar trasparire nessuna spceifica inflessione dialettale (è interessante che, dal film, siano stati esclusi i georiferimenti: solo un paio di personaggi, poi, sono caratterizzati da un accento marcato).
Monica Piseddu, la moglie di Leonida, è una sfinge, ha sempre la stessa espressione: dolente, preoccupata, sollevata… Non cambia mai.
Delusione Pennacchi: Mozart sembra una caricatura, a partire dai baffi arricciati e le sopracciglia luciferine. Quando Leonida gli molla una capocciata in testa, dice perfino: “Ahia”, come se gli avesse dato un pizzicotto sul sedere. Mah.

La belva ha tanti spunti rimarchevoli, soprattutto dal punto di vista tecnico, come accennavo: certi movimenti di macchina, certe accortezze in fase di missaggio sonoro, l’adeguata comunione tra elementi video e audio (esempio: quando la spacciatrice salta, rincorsa da Leonida, si odono “swamp” e “womp” di impronta onomatopeica, come se, per dire, si stesse guardando un “fumetto alla tv”, una versione aggiornata di “Supergulp”. Idem, quando Mozart si spiaccica a terra: per sottolineare l’altezza da cui precipita il corpo, oltre a lasciar trascorrere diversi (tanti) secondi, la telecamera sobbalza leggermente, quando Mozart tocca il suolo, producendo un rumore inequivocabile. Un’idea degna dei Looney Tunes: e, per quanto possa sembrare il contrario, il mio è un complimento sincero).
Ecco: La belva è un altro esempio di cinema italiano davvero “nuovo”, che tenta di battere strade, come quella dell’action tout court, guardando agli States, pur mantenendo i piedi saldi sul suolo italiano.
Il risultato è incerto e non del tutto convincente: ha un sapore molto televisivo a causa di sopraddette ingenuità e di una eccessiva “pulizia” della confezione, ma arrivo a supporre che l’esito sia questo per il timore, immotivato, di osare troppo. Il rischio, in questi casi, è quello di sembrare provinciali e, ahimé, in alcuni passaggi, La belva lo è, ma, paradossalmente, perché non scommette fino in fondo sulle proprie potenzialità.

Nota: quando Leonida si introduce nella villa di Mozart, un po’ per l’argomento (che non nomino, ho già spoilerato abbastanza, in questa sede), un po’ per alcuni dettagli d’ambiente della scena in questione, mi è venuto in mente il film You Were Never Really Here (2017) di Lynne Ramsay, con Joaquin Phoenix.

Ah, a chi ha avuto la pazienza di arrivare fino qui, leggendo tutti i miei sproloqui, chiedo un aiuto, per capire un dettaglio del film: dopo la partita di rugby, la figlia di Leonida sta camminando da sola, credo diretta agli spogliatoi. Si sente qualcosa come: “Psst!” e la bambina si volta verso la telecamera, guardando chi si ha attirato la sua attenzione. Cosa significa? Chi ha fatto: “Psst”? Ho pensato che i rapitori tossici avessero già provato a portarla via, ma, poi, non c’è traccia di questo passaggio, nel resto del film.

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