Recensione su Kyoto Story

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Alla scoperta di Yamada / 17 Settembre 2020 in Kyoto Story

Grazie a RaiPlay e a una selezione di film mandati in onda dal mitico “Fuori Orario” di Ghezzi, con questo titolo approccio la filmografia del prolifico regista giapponese Yamada Yôji (dal 1961 al 2019, ha diretto 90 film!). https://www.nientepopcorn.it/notizie/liste/fuori-orario-film-gratis-raiplay-80694/

Kyoto Story è ambientato a Daiei, la strada commerciale del quartiere Uzumasa di Kyoto. Negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, a Uzumasa, avevano sede i Daiei Studios, gli studi cinematografici dove vennero realizzati film importanti della cinematografia giapponese. Su tutti, Rashomon (1951) di Kurosawa, premiato con il Leone d’Oro a Venezia e con l’Oscar 1952 per il miglior film straniero. Gli studi chiusero nel 1971, ma molti abitanti di Uzumasa e i cinefili giapponesi ricordano ancora con nostalgia gli anni in cui Daiei era la capitale del cinema nipponico. Yamada ha inteso celebrare questo spicchio di cultura nazionale attraverso questo film che, con un tocco particolarmente felice, mischia documentario e racconto popolare.

Considerato il più significativo erede di Ozu Yasujirō, di cui fu assistente alla regia, con Kyoto Story Yamada coglie il battito di un quartiere che conserva ancora gli accenti di un nucleo urbano tradizionale e lo avvicina a quello del cuore di uno dei suoi abitanti, la giovane Kyoko (Ebise Hana), combattuta fra una passione inaspettata e prospettive fino a ora impensabili e una vita tranquilla, ma preordinata, che, finora, non le ha permesso di esprimere appieno il suo potenziale (è una ragazza capace e intelligente, ma, dopo il liceo, non ha proseguito gli studi e, ora, lavora con dedizione sia nella lavanderia di famiglia che nella biblioteca di una università). La relazione con il fidanzato Kota (Usami Yoshihiro) è in stallo e, d’un tratto, complice la corte insistente di un accademico (Sôtarô Tanaka), Kyoko sembra realizzare per la prima volta che il pur amato quartiere di Daiei è una prigione fisica e mentale da cui non ha mai pensato di evadere davvero.

Un film gradevole, appassionato come può esserlo un giapponese, con i suoi slanci emotivi tremebondi, talvolta buffo ma affascinante, nel suo esotismo, perfetto per gli amanti dei manga più intimi di Taniguchi Jiro.

2 commenti

  1. Catoblepa / 17 Settembre 2020

    Tra i film su Raiplay c’è anche “Kabei – Our Mother” che secondo me è ancora superiore a questo. Te lo consiglio.

    • Stefania / 17 Settembre 2020

      @catoblepa: grazie! La mia intenzione è di recuperarli tutti ^_^ (ma, se pensi che, da aprile, da quando è stata fatta la sezione “Fuori Orario” di RaiPlay, ho visto solo questo… ci metterò un po’, temo 😀 )

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