Recensione su Kynodontas

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Sacra Famiglia. / 18 maggio 2011 in Kynodontas

Fino a che punto la società ci condiziona?
Fino a che punto la famiglia ci plasma, trasforma e uccide?
Fino a che punto è possibile fuggire?
Esiste una libertà o il tutto che ci circonda è solo paranoica proiezione di un codice trasmesso?
Fino a quando è giusto parlare di un gran bel film o lasciarsi andare nel definirlo un’opera d’arte capace di andare al di lá di qualsiasi forma e nome?
Cinema, teatro, saggistica, silenzio, quadri che disegnano con sapiente freddezza le mille prigioni create dalla società.
Prima fra tutte l’istituzione che, questa società, ha posto come fondamento del tutto.
La tanto sacra quanto fottuta famiglia.
Prigione ancestrale e campo di concentramento per anime libere.
Padri e madri, frustrati e bastardi frustanti.
Ama il padre e la madre…stato e chiesa ti martellano con uguale sadismo fino a quando la testa non si fa quadrata. Ama il padre e la madre.
Ama il padre e la madre, ama il padre e la madre…
Il liberatorio si fottano, padre e madre, è insulto peggiore di qualsiasi bestemmia.
Ama, il padre e la madre. Ama, ama, ama…ripetuto fino a quando, nell’infinito del tuo odio, ti sentirai colpevole Caino. Il tuo odio potrai solo riversarlo contro te stesso, perchè è un odio proibito.
Genitori, corpi un tempo bimbi e ugualmente violati.
Dicono che il serial killer nasconda sempre un passato doloroso.
Verissimo.
Nasciamo tutti morti. Ci costruiscono serialmente. Killer.
Uccidere i figli è il primo gesto naturalmente imposto da questa società.
Un tacito sacrificio.
Questo film non è solo bello e inquietante.
È qualcosa che va al di là.
Quello che dice lo hanno detto in pochi.
Quasi nessuno così.

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