Recensione su Kynodontas

/ 20098.0192 voti

3 Ottobre 2014

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

C’è tanta luce e tutti sono vestiti di immacolato e chiaro. A poco a poco, si ricostruisce la ratio nei comportamenti di questa famiglia, Padre, Madre e tre figli, un m e due f, che in una villa vivono da tutto e tutti distaccata e circondata da mura di alte siepi. Ad eccezione del padre, che esce per andare a lavorare in una non meglio specificata azienda. Per i figli, e in tutta la loro esistenza, le siepi che delimitano i confini della villa sono i limes terrae, non esiste altro all’infuori di esse, un po’ come quando i bambini saltano di pietra in pietra e se mettono un piede fuori dal percorso delle pietre BUM, hanno perso e muoiono. Non letteralmente -_- Così i ragazzi all’interno temono di superare il confine del cancello, e senza contatti col mondo, persino il linguaggio, come appreso dai genitori, è distorto nel significato delle parole. Gli è stato insegnato che uno zombie sia un giallofiore, e così via. I gatti sono esseri mostruosi e malvagi (grande scena di uccisione del randagiogatto con forbicioni, tanto tutti assuefatti di gattini pucci su internet siamo), e così via. Passare il tempo dell’esistenza nel perimetro di un recinto, seppure dotato di piscina, is tough enough, ancor più per dei ragazzi in piena adolescenza, legati a un filo di amore rassegnato, insensato e animalesco quasi verso i genitori aguzzini; si dilettano a giocare coi sonniferi, a essere parametrizzati dai genitori che esigono miglioramenti non si capisce bene in che direzione, ad assecondare le pulsioni sessuali per le vie più storte possibili. Va avanti stillicidiosamente così finché una non si spacca un canino e fugge.
Quasi impossibile è vedere questo film senza riferimento al successivo Miss Violence, sempre greco, sempre shocking, sempre gioventù castrata dalla generazione precedente. E particolarmente difficile è stato per me, che li ho visti in ordine cronologico inverso, per cui questo mi sembra un’emanazione dell’altro, mentre tocca rendersi conto che casomai è il contrario.
Le somiglianze restano molteplici, pure troppe, forse in Miss Violence l’uso della violenza, in tutte le sue forme, era più funzionale ed espressivo, ancora di più. Funzionale al disgusto verso il bersaglio, i padri della classe dirigente e media (anche le madri ma hey, soprattutto i padri), che hanno portato la Grecia tutta (perché qui la caduta nella sineddoche è obbligatoria) al patatrac pretendendo di salvarla. Qui invece tutto è più rappreso e addormentato, come le coscienze dei ragazzi che riescono ad accoltellarsi a vicenda ma faticano persino a concepire la ribellione verso l’autorità. Ne rimane un film, due film, generazionali, impossibili a venir fuori in qualsiasi epoca che non sia decadenza e crisi e pessimismo (aka: stiamo arrivando anche noi!).
Da wiki si trova che la figlia minore non è un’attrice pro ma una cantante punk.
In Grecia tutto è bianco e c’è tanta luce.

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