Kynodontas

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Kynodontas

Nel tentativo di evitare la contaminazione dei figli ad opera del mondo esterno, una coppia di genitori reclude in una sorta di gabbia dorata i suoi tre ragazzi, due femmine ed un maschio: essi temono tutto ciò che sta al di là del cancello di casa e solo il padre ha il diritto di varcare la porta dell'abitazione.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Κυνόδοντας
Attori principali: Christos StergioglouMichele ValleyAngeliki PapouliaHristos PassalisMary TsoniAnna Kalaitzidou, Steve Krikris, Sissy Petropoulou, Alexander Voulgaris
Regia: Yorgos Lanthimos
Sceneggiatura/Autore: Yorgos Lanthimos, Efthymis Filippou
Fotografia: Thimios Bakatakis
Costumi: Elli Papageorgakopoulou
Produttore: Yorgos Tsourgiannis, Yorgos Lanthimos
Produzione: Grecia
Genere: Drammatico
Durata: 98 minuti

DISTURBANTE / 9 Maggio 2018 in Kynodontas

uno delle pietre miliari dei film disturbanti !!! prima della visione armatevi di coraggio e preparatevi a immergervi in un nuovo mondo.
vietato ai deboli di cuore 😛

3 Ottobre 2014 in Kynodontas

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

C’è tanta luce e tutti sono vestiti di immacolato e chiaro. A poco a poco, si ricostruisce la ratio nei comportamenti di questa famiglia, Padre, Madre e tre figli, un m e due f, che in una villa vivono da tutto e tutti distaccata e circondata da mura di alte siepi. Ad eccezione del padre, che esce per andare a lavorare in una non meglio specificata azienda. Per i figli, e in tutta la loro esistenza, le siepi che delimitano i confini della villa sono i limes terrae, non esiste altro all’infuori di esse, un po’ come quando i bambini saltano di pietra in pietra e se mettono un piede fuori dal percorso delle pietre BUM, hanno perso e muoiono. Non letteralmente -_- Così i ragazzi all’interno temono di superare il confine del cancello, e senza contatti col mondo, persino il linguaggio, come appreso dai genitori, è distorto nel significato delle parole. Gli è stato insegnato che uno zombie sia un giallofiore, e così via. I gatti sono esseri mostruosi e malvagi (grande scena di uccisione del randagiogatto con forbicioni, tanto tutti assuefatti di gattini pucci su internet siamo), e così via. Passare il tempo dell’esistenza nel perimetro di un recinto, seppure dotato di piscina, is tough enough, ancor più per dei ragazzi in piena adolescenza, legati a un filo di amore rassegnato, insensato e animalesco quasi verso i genitori aguzzini; si dilettano a giocare coi sonniferi, a essere parametrizzati dai genitori che esigono miglioramenti non si capisce bene in che direzione, ad assecondare le pulsioni sessuali per le vie più storte possibili. Va avanti stillicidiosamente così finché una non si spacca un canino e fugge.
Quasi impossibile è vedere questo film senza riferimento al successivo Miss Violence, sempre greco, sempre shocking, sempre gioventù castrata dalla generazione precedente. E particolarmente difficile è stato per me, che li ho visti in ordine cronologico inverso, per cui questo mi sembra un’emanazione dell’altro, mentre tocca rendersi conto che casomai è il contrario.
Le somiglianze restano molteplici, pure troppe, forse in Miss Violence l’uso della violenza, in tutte le sue forme, era più funzionale ed espressivo, ancora di più. Funzionale al disgusto verso il bersaglio, i padri della classe dirigente e media (anche le madri ma hey, soprattutto i padri), che hanno portato la Grecia tutta (perché qui la caduta nella sineddoche è obbligatoria) al patatrac pretendendo di salvarla. Qui invece tutto è più rappreso e addormentato, come le coscienze dei ragazzi che riescono ad accoltellarsi a vicenda ma faticano persino a concepire la ribellione verso l’autorità. Ne rimane un film, due film, generazionali, impossibili a venir fuori in qualsiasi epoca che non sia decadenza e crisi e pessimismo (aka: stiamo arrivando anche noi!).
Da wiki si trova che la figlia minore non è un’attrice pro ma una cantante punk.
In Grecia tutto è bianco e c’è tanta luce.

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22 Maggio 2013 in Kynodontas

Grande film Kynodontas, la regia asciutta ed “immobile” ci porta in casa di questa famiglia che fa mondo a se. La brutalità e l’innocenza (già la prima scena da sola rende l’idea abbastanza bene) si incontrano e scontrano continuamente, una serie di sequenze interessanti nella loro staticità innescano via via la voglia di vedere come andrà a finire, o dove il regista ci porterà lungo la pellicola. E ce ne sono di momenti interessanti, potrei citare il fratello oltre il muro o le leggi create in base alla situazioni (vedi gatto e fratellini in arrivo) sino ad arrivare allo strano balletto della sorella grande, tutto sgorga con personalità ed impatto, una creatività che ci lascia inermi su un finale a nostra interpretazione.

Idee a profusione, certe davvero semplici ma di quel semplice che paga sempre, forse come unico orpello potrei dire un po eccessivo il “lato sessuale” che forse poteva essere evitato ma ci voleva anche un escamotage per muovere la storia e quindi va bene così, il resto è così intensamente buono che si può sorvolare la questione in scioltezza. Molto consigliato.

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1 Marzo 2013 in Kynodontas

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Kynodontas o canino o Dogtooth è un film greco che mi ha passato un fan della pagina (Alas).
Dovrebbe meritare un’attenzione maggiore, avere un posto migliore ma molto spesso si preferisce non guardare ed andare avanti.
E’ un film perverso, è un film che lascia domande, è un film che impressiona. Uno che rimane nella mente dello spettatore insomma.
Non conoscevo il regista Giorgos Lanthimos ed è sempre bello scoprirne nuovi. Vedendo la pellicola, non ho potuto non ripensare al nostro “Padre Padrone” ma qui siamo su altri livelli, è una cosa ancora più sottile, ancora più meschina.
Se nella pellicola nostrana abbiamo un padre pastore che tratta il suo figlioletto come un oggetto, nella pellicola greca invece abbiamo una famiglia di ceto alto, una bella villa, un lavoro retribuito ma un trattamento ancor più basso verso i propri figli. Intanto non si parla di bambini anche se i tre (un maschio e due femmine nella maggiore età da un po’) si comportano come tali. Questi sono segregati nella loro stessa casa, educati come bambini ed in malo modo, mai cresciuti o meglio cresciuti di età ma non in maturità. Forse vi lascerà l’amaro in bocca sapere come i propri genitori abbian fatto credere loro che un gatto sia una tigre feroce che divora i bambini ed è pronta ad invadere la loro abitazione; il termine “puttana” viene affibbiato per una lampada; gli zombies sono dei fiori; il mare è una poltrona, l’autostrada è un vento, la carabina è un bellissimo uccello bianco. Tutto questo per controllarli, per non turbare la loro psiche, per non lasciarli allontanare dal proprio nido. Il clima di assurdità che si respira è forte.
In modo coatto vengono allevati lontano dalla quotidianità, lontano dai problemi ma questa situazione paradossalmente ne crea altri, nuovi e pericolosi. Una violenza psicologica degna delle migliori dittature moderne.
Solo il padre esce dalla villa per recarsi al lavoro, i figli dovranno aspettare il loro momento ovvero la caduta di un dente (il canino sinistro/destro).
Questa situazione viene lacerata piano piano da una figura esterna, una donna.
Ella viene scelta per soddisfare i desideri sessuali del primogenito della casata maledetta, nella foto è la donna con la camicia bianca.
Non fa volontariato, non è una figura positiva, non è generosa, è anzi sotto alcuni aspetti corruttrice. Non è soltanto una puttana. Anzi è prima una lavoratrice nel ramo della sicurezza e poi una donna a pagamento gentilmente offerta al figlio dal papi. Negatività o meno le concedo un ruolo molto importante: irrompe nel loro mondo e in un modo o nell’altro porterà oggetti e parole nuove, delle innovazioni. Non inganniamoci però non è tutto oro quel che brilla e alla fine dei 90 minuti di durata della pellicola una domanda ce la faremo anche noi:
cosa siamo disposti a fare per la libertà ?

DonMax

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film si o film no ? / 14 Gennaio 2013 in Kynodontas

Kynodontas è sicuramente un film che non lascia indifferenti.
Non so definire se si tratta di un bel film o meno, perchè è difficile dare un parere oggettivo a un tipo di film che non deve essere per forza gradevole ma che deve lasciarti con tante domande.
Viene mostrata una vita che non può esistere, il non contatto con il mondo esterno, una vita non vita in quattro mura, bugie che creano verità, il film non da risposte, è così e se non sta bene è così ugualmente, l’amore malato di questa coppia di genitori è soffocante e si trasforma in un qualcosa che neanche loro stessi riescono più a controllare.
Esiste un momento in cui una delle protagoniste si ribella al meccanismo, purtroppo però non riesce mai nel suo scopo.
Lo stile di vita di questi ragazzi viene espresso efficacemente da alcuni elementi: la lentezza delle battute, i lunghi silenzi, le inquadrature fisse e i pochi personaggi rappresentano e ci fanno partecipi della noia di una vita senza stimoli.
Tutto sembra girato con una macchina da presa casalinga dando l’illusione di assistere a scene di vita quotidiana (per quanto assurde esse possono essere).
Il film va visto senza pregiudizi prendendo ciò che viene proposto con l’idea che le cose sono mostrate per come sono e che non possono essere cambiate.

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