Recensione su Porco Rosso

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Porco Rosso / 3 Maggio 2020 in Porco Rosso

“Porco Rosso” è il film romantico di Miyazaki. Marco Pagot è un aviatore; in particolare, si guadagna da vivere cacciando i pirati del cielo. Ma Marco Pagot è anche “Porco Rosso”: un aviatore antifascista, trasformato da una maledizione in maiale, giudicato come antisociale dal regime mussoliniano. Egli conquisterà l’amore di Fio e Gina. I pirati assumono Curtis, il più grande aviatore americano, per abbatterlo: ma la battaglia tra i due(degenerata in scazzottata) è vinta da Marco.
Il film rientra a pieno nella poetica di Miyazaki: troviamo la fascinazione-critica della società tradizionale giapponese(nel buddhismo il maiale rappresenta l’ignoranza, ma nel film “porco rosso” è un classico insulto della demagogia fascista, dunque nell’ottica di Marco è “meglio essere porci che fascisti”), l’amore adolescenziale(l’amore proibito di Milo per il porco, qualcosa di vagamente simile lo ritroveremo nella “Città Incantata”) e sopratutto il “dramma del sopravvissuto”(Porco è l’unico sopravvissuto tra i suoi compagni), dove emerge il dualismo di Marco come personaggio eroe per la sua militanza e vittima del suo destino(ricordiamo che i sopravvissuti della seconda guerra mondiale in Giappone vennero ripudiati e dimenticati dalla popolazione). Centrale è dunque un romanticismo da romanzo ottocentesco: l’unica via di fuga per Marco è il volo, la sublime esaltazione della libertà.
Uno dei tanti film dello Studio Ghibli meritevoli di essere visti e rivisti.

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