Recensione su Porco Rosso

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4 Dicembre 2014

Una delle più belle viste che si godono sulla terra è il cielo, la cui grandiosità supera ogni immaginazione. Il panorama celeste con la sua sconfinata e pittorica maestà avvolge l’intera terra: a est uno splendore dorato annuncia l’alba, mentre ad ovest il cielo cremisi da addio al giorno. Benché in genere sia azzurro, il cielo può tingersi di qualsiasi sfumature di colore: arancione, cremisi, verde, bianco splendente, grigio tetro ecc… Tutto dipende da come le onde luminose entrano nell’atmosfera e da ciò che incontrano nel loro tragitto verso il basso. Il fascino di questo mondo, apparentemente vicino, ma poi lontano, ha spinto molti artisti, e non, a ricamare con una cornice di passioni, sogni e significati il desiderio di farne in qualche modo parte.
Un genio moderno, Hayao Miyazaki, ha sfruttato perfettamente la bellezza di questo tetto meraviglioso, utilizzandolo come sfondo per i suoi voli poetici. Laputa, Il castello errante di Howl, Porco Rosso e Si alza il vento, sono la manifestazione sublime di come sia bello volare in un cielo ricco di poesia.
Una delle pellicole impresse nel mio cuore è Porco Rosso, un maiale, tra i più esperti piloti di idrovolante, in un Italia prossima all’avvento del fascismo. Marco Pagot è il vero nome del protagonista, in onore dei fratelli Pagot, fumettisti italiani creatori di Calimero, ed è ormai il solo a rifiutare il desiderio di rivalsa, di rinnovamento dopo una guerra vincente ma incerta ed esasperante. Celebre la frase “meglio porco che fascista”. Egli è l’unico a non avere sembianze umane e sarà il solo al conoscere il motivo della sua maledizione. Il maiale, secondo il credo buddista, rappresenta la personificazione stessa di tutti i peggiori difetti umani. Questo non significa che il nostro protagonista sia in realtà un personaggio dalla connotazione negativa; il fatto stesso che la sua metamorfosi improvvisa l’abbia trasformato in un suino ci aiuta invece a conoscerlo. Infatti nella storia affascina ciò che abilmente viene celato, ciò che puoi scoprire analizzando ogni singola pennellata, ogni singola rima poetica: la guerra, la metamorfosi, il volto di Porco, sono le invisibili fondamenta della narrazione. Nessuno farà luce sul suo passato. Verremo tuttavia catapultati in un sogno onirico e da semplici spettatori osserveremo gli idrovolanti dei piloti caduti, disegnare curve di blu, rossa e verde poesia, lasciando al sognatore il ricordo di un passato triste e ormai troppo lontano che mai conosceremo fino in fondo.
Il maestro Miyazaki ha una vera e propria passione per il volo e certo non la nasconde. Gli aerei, gli idrovolanti e qualsiasi altro velivolo capace di librarsi in aria, sono quasi un consuetudine per il regista. Essi rappresentano il centro gravitazionale del mondo di Porco, l’elemento fondamentale del quadro, il soggetto e la musa ispiratrice del poeta- pittore Miyazaki. “…un maiale che non vola è solo un maiale”.
Come spesso accade in molti film targati Ghibli- Miyazaki, la donna ricopre un ruolo fondamentale. Essa costituisce il necessario complemento del protagonista. Madame Gina è colei che lo tiene legato al passato, mentre la giovane Fio Piccolo, col suo genuino amore e con la dolcezza della sua tenera età, lo proietta verso un futuro ricco di speranza e amore. “A vedere te, Fio, mi viene da pensare che l’umanità non sia poi da buttar via…”. Il presente? È ciò che Porco vive in questo film, dove non c’è mai una lotta tra bene e male. Miyazaki rinuncia come sempre a questa eterna battaglia: i pirati del cielo, il boss della Mamma Aiuto, Donald Curtis si dimostreranno dei personaggi amabili quanto i protagonisti stessi.
Il Ghibli soffia nel cielo sconfinato dell’animazione con questo straordinario capolavoro da non perdere.

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