Fine agosto all’Hotel Ozon / 23 Novembre 2016 in Konec srpna v Hotelu Ozon

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Film cecoslovacco, precursore del genere post-apocalittico, completamente girato in bianco e nero e con pochi mezzi.

Dopo una catastrofe nucleare, un gruppo di sopravvissute poco più che adolescenti vagano sulla Terra guidate da una donna anziana, l’unica del gruppo ad aver conosciuto il mondo prima del collasso della società. L’anziana donna è anche l’unico appiglio delle ragazze alla loro dimenticata umanità. Lo scopo del loro peregrinare è quello di trovare altri sopravvissuti, possibilmente maschi, per poter procreare e rifondare così la razza umana. Un giorno arrivano nei pressi di una casa abitata da un anziano, l’hotel Ozon del titolo…

Film di un pessimismo disarmante. Il futuro dell’uomo è senza speranza. Le ragazze della storia non hanno più niente che le connota come esseri umani. La tesi è che venendo meno le convenzioni e le regole sociali alla base della civiltà, l’umanità regredisca allo stato barbarico. Tutto questo senza bisogno di mostrare bande di motociclisti con tenute sadomaso, tipici dei film di Mad Max e similari, ma solo un gruppo di ragazze il cui unico scopo è quello di sopravvivere e soddisfare i propri bisogni primari.

L’esplosione della violenza finale, provocata dal desiderio di possesso di un grammofono, strumento mai visto prima dell’incontro col vecchio, è abbastanza indicativo di come il desiderio di qualcosa di cui prima si ignorava l’esistenza, in questo caso la musica e lo strumento per ascoltarla, possa scatenare le peggiori bassezze. Le ragazze non ricorrono alla violenza perché sono cattive, ma perché in un mondo senza regole per loro è normale appropriarsi di qualcosa che si desidera e uccidere chi, aggrappato com’è alle vecchie convenzioni, cerca di impedirlo.

La morale del film è chiara, il mondo sarà dei barbari.

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