2016

La comune

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La comune
La comune

Una coppia borghese di Copenaghen decide di rendere disponibile la propria grande casa per organizzare una comune. L'equilibrio del nucleo famigliare allargato sarà minato da una relazione extraconiugale.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Kollektivet
Attori principali: Ulrich ThomsenTrine DyrholmHelene Reingaard NeumannLars RantheJulie Agnete VangFares Fares, Magnus Millang, Martha Sofie Wallstrøm Hansen, Anne Gry Henningsen, Sebastian Grønnegaard Milbrat, Rasmus Lind Rubin, Jakob Højlev Jørgensen, Mads Reuther, Jytte Kvinesdal, Ida Maria Vinterberg, Oliver Methling Søndergaard, Jesper Hyldegaard, Ulver Skuli Abildgaard, Morten Rose, Mikael Kærsgaard, Sigga Eythorsdottir, Lise Koefoed
Regia: Thomas Vinterberg
Sceneggiatura/Autore: Tobias Lindholm, Thomas Vinterberg
Fotografia: Jesper Tøffner
Costumi: Ellen Lens, Charlotte Moe
Produttore: Sisse Graum Jørgensen, Morten Kaufmann
Produzione: Danimarca
Genere: Drammatico, Commedia
Durata: 111 minuti

Indefinito / 30 Gennaio 2017 in La comune

Erik e Anna decidono insieme alla loro figlia di mettere disposizione la loro grande casa per creare una COMUNE. Questa all’inizio risulta un’azione azzeccata e sicuramente molto appagante per tutti i componenti con una enorme partecipazione di tutti. Ma le cose però non vanno come si sperava. Una relazione extraconiugale romperà questi equilibri.
Direi che per certi versi è simpatico, anche interessante e poi passa nel drammatico. Diverse facce di una stessa storia dove la presenza di un “terzo” rende come ovvio che sia la vita un vero disastro per tutti.
Vedo la figura dell’uomo molto poco apprezzata. Un uomo senza scrupoli, senza un minimo di sensibilità verso gli altri (Erik ovviamente). Mentre vediamo una incredibile sensibilità nelle donne che lottano e combattono contro le loro stesse paure. L’uomo più istinto, più animalesco:
Sarà così? Chissà… Ognuno ha la propria di sensibilità, chi proprio non la ha…
Solo gli altri possono vederla, noi stessi molto spesso non ci riusciamo.
Nel complesso interessante lavoro, ma a mio avviso risulta un po’ troppo leggero in diversi momenti.
Direi che si può vedere senza entrare nel panico se lo si perde.
Ad maiora!

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la comune solitudine di una coppia / 25 Aprile 2016 in La comune

Il titolo e il manifesto presentano un gruppo di personaggi ma alla fine la storia del film è tutta concentrata sulla coppia che per diversi motivi decide di aprire la grande casa ereditata ad altre persone per realizzare un sogno di gioventù. E’ la moglie che ha sempre sognato di realizzare questa utopia ma alla fine del film sarà proprio lei a pagare il prezzo più alto per questa decisione altruistica.
Come dicevo degli altri personaggi – a parte la coppia con pargolo – ci viene fatta una presentazione sommaria ma non vengono mai raccontati il loro vissuto o il loro presente cosa che avrebbe reso giustizia ad un film che avrebbe dovuto essere collettivo in tutto.
Un mezzo passo falso del regista che forse avrebbe dovuto impostare in maniera diversa la narrazione.

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I capricci di Vinterberg / 3 Aprile 2016 in La comune

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Vinterberg attinge alle proprie memorie e, insieme al fidato Tobias Lindholm, ha scritto una piéce teatrale, Kollektivet, diventata ora un lungometraggio cinematografico.
Come nel “dogmatico” Festen, il contesto è quello di una famiglia, benché lo scenario sia atipico come può esserlo quello di una comune degli anni Settanta. Se nel lavoro del ’98 veniva sottolineato il concetto che una famiglia non la si può scegliere (e gli accenni alla trascorsa vita privata dell’architetto protagonista sembrano richiamare ancora tale assunto), ne La comune viene ipotizzato che un’alternativa al nucleo tradizionale può esistere. Ma può funzionare?

A differenza del bel film svedese Together (2000) di Lukas Moodysson, la pellicola del regista danese non pare intenzionata a illustrare le dinamiche di tale nucleo sociale artificialmente costituito. E ritengo, purtroppo, che, pur non “obbligatorio”, questo sia il primo passo falso del suo racconto: questo nido sovraffollato, infatti, non sembra aver ragion d’essere, né ai fini sociali, né a quelli narrativi. I personaggi che lo abitano sono totalmente scollati fra loro, le azioni dell’uno non hanno ripercussioni sugli altri, in alcuna maniera, essi esistono in qualità di monadi indistinte, incapaci di fornire agli altri alcun reale supporto materiale o emotivo e perfino di rappresentare un impaccio.

La comune di Vinterberg nasce per via del capriccio di una borghese annoiata (un’ottima Trine Dyrholm, premiata a Berlino 2016) che (ancora a conferma dell’inutilità del pretesto narrativo) non viene punita (o premiata) dalla realizzazione del suo desiderio: la sua profonda e devastante crisi personale non sembra avere radici nella nuova condizione socio-famigliare nella quale ha scelto volontariamente di immergersi.
Anche il tradimento che sembra essere all’origine di questo sfasamento non pare nascere in seguito alla costituzione della comune: si verifica all’improvviso, senza alcuna causa apparente/scatenante.
Insomma, non è chiaro perché Vinterberg abbia deciso di mettere in scena la vita in una comune, se, a conti fatti, tale condizione non genera nessun tipo di conflitto o di maturazione che non avrebbe potuto trovare comunque espressione.

Da La comune emerge abbastanza chiaramente un solo elemento: l’amore. Quello desiderato, quello sopito, quello scoperto, quello sbagliato: i personaggi in scena anelano l’amore come forma di completamento, poiché pare che ciascuno di essi “non si basti” da solo.
La quattordicenne che si concede ad un ragazzotto abbastanza insipido e, almeno inizialmente, decisamente materiale sembra cercare non tanto una forma di emancipazione quanto una nuova forma di affetto, da afferrare alla prima occasione, che non è in grado di trovare né nella sua famiglia tradizionale, né in quella allargata da cui sembra volersi allontanare presto.

In definitiva, gli intenti del cineasta danese hanno contorni troppo incerti per definire questo film un’opera compiuta, sia in senso positivo che negativo.
La sensazione finale è quella di aver assistito ad uno spettacolo dal grande potenziale, capace (questo sì) di alleggerire in maniera sorprendente anche i passaggi più drammatici e vagamente ambigui, ma esplicatosi in un desolante nulla di fatto.

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