Recensione su Confessions

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sei e mezzo / 14 Maggio 2013 in Confessions

IL film è bello in tutta la parte visiva (anche la colonna sonora mi è piaciuta), ci sono particolari davvero esaltanti, l’effetto complessivo però è alla lunga stancante: sezioni, inquadrature slow motion spettacolari che si sviluppano una dietro l’altra con un effetto a volte pittorico (tutto ciò che prevedo la presenza dell’acqua è ripreso in una maniera materica impressionante), ma l’insieme alla fine provoca nello spettatore quasi la sola attesa della prossima inquadratura/scena ben costruita che esula da ciò che si narra.
Il tema del film si risolve sull’idea della morte e dell’adolescenza con quel misto di disagio, disturbo, bisogno di affetto, le logiche del branco e del bullismo, la disintegrazione della famiglia. Sono sorpresa dall’importanza del sangue, dalla fobia collettiva che sembra avere nella società giapponese.
Il disagio giovanile è tratteggiato molto bene, le scene nell’aula sono alienanti, confuse, caotiche come sono nella realtà, ma la costruzione a posteriori della storia risulta meccanica, quasi inceppata su se stessa: cosa c’è da scoprire? I nomi dei colpevoli? Il perchè del loro gesto iniziale e di quelli che verranno dopo? Il reale meccanismo di vendetta? Posto che a me ha dato l’impressione di disinteresse nei confronti del contenuto data la pervasiva imponenza della costruzione formale, che ritengo sia una cosa soggettiva, è la costruzione formale stessa che a mio parere rende ingessata il proseguire della storia. Non amo le voci off, almeno nel caso in cui siano invadenti e qui, oltre che imperanti, sono pure inespressive, forse causa di un doppiaggio poco oculato. La voce off si impone su quello che vediamo, la voce off si amalgama malamente, la voce off è una presenza disturbante ad un certo punto, fa l’effetto dello spiegone.
Se c’è un tratto caratteristico del film è lo spleen, plumbeo come il cielo inquadrato per tutta la prima parte, quasi uno specchio dell’animo dei ragazzi.
Riflettendo sul fatto che noi occidentali guardiamo alla società giapponese come al nostro futuro prossimo venturo c’è davvero da preoccuparsi: la sterilizzazione dei rapporti sociali e affettivi; la sparizione della malattia (lo scrittore si annulla dietro alla malattia, il bambino è isolato in casa); il disequilibrio fra ossessiva attenzione riposta nei figli e totale mancanza di questa; l’istinto adolescenziale alla sopraffazione, all’autoannullamento, l’egoismo esasperato che nessuna istituzione riesce ad imbrigliare; il rapporto malato con la celebrità, i mass media.
In linea generale molto lontano dal capolavoro

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