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Recensione su Confessions

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12 giugno 2015

…Non sbaglio se vi dico che Confessions è un vero e proprio capolavoro. Chi segue la 21st sa quanto io usi poco poco questa parola ma qui tutti i discorsi sul come “per parlare di capolavoro occorre che trascorrano anni” saltano.
Diretto da Tetsuya Nakashima, Confessions è semplicemente la storia di una vendetta. Dico semplicemente perché oggi è sempre più difficile fare un film che nella sua semplicità scuota il pubblico.. perché di fronte a Confessions è impossibile restare impassibili. Dark all’inverosimile, cattivo come pochi, pur essendo diretto da un uomo Confessions è il ritratto della vendetta secondo una donna prima e secondo una mamma poi. A me personalmente ha abbastanza inquietato e vorrei che prendeste nota di questa pellicola, nella quale la vendetta è proposta da un punto di vista femminile: il sovraccarico di rabbia, odio e violenza della protagonista si trasforma in veleno che le trasforma l’anima in una terra arida. La protagonista è Yuko Moriguchi, una giovane maestra delle scuole medie, e giunge alla conclusione di dover traformare quel veleno in una rabbia più aggraziata, un odio raffinato che dura e va avanti negli anni. In poche parole signore (e quando si parla di Confessions si dovrebbe parlare prima alle signore) e signori la sua è una violenza delicata, raffinata, elegante. Ma cosa è successo alla giovane insegnante? Mentre annuncia la sua intenzione di ritirarsi dall’insegnamento, mentre con freddezza e distacco dice addio alla classe, la donna cerca di dare una lezione sul valore della vita spiegando di come è venuta a conoscenza del fatto che due studenti di quella sezione, chiamati “studente A” e “studente B”, sono stati gli assassini della sua unica figlia Manami. In questa fase abbiamo un paio di battute che rivelano come il codice penale giapponese abbia una deficienza: la punizione per i giovani killer non è la sedia elettrica ma la detenzione in una specie di riformatorio (un po’ come qui da noi). Senza approdare sul pianeta moralismo ma forse con un pizzico di retorica Tetsuya Nakashima cerca di mettersi nei panni di chi ha perso un caro e di chi pretende giustizia. La cosa bella però è la consapevolezza da parte della protagonista della fallacità della pena di morte. Lei non vuole solo uccidere la coppia di studenti: l’insegnante infatti ha contagiato il latte che questi due alunni hanno appena ingerito con del sangue infetto dal virus dell’HIV del suo compagno.
Qusto è quello che intendo quando parlo di una violenza delicata, una vendetta raffinata ed elegante. Una vendetta che ti porta al manicomio, una violenza che si propaga negli anni. In una parola, femminile. Ma il film non finisce così, questi sonon solo i primi venti minuti. Il film continua e la vendetta continua, i mesi passano e la maestra mostrerà al pubblico spettatore e ai due colpevoli (in un certo senso diventano addirittura meno colpevoli della classe stessa visto che la classe si mette sullo stesso piano del duo pianificando delle punizioni giornaliere distribuite nell’anno scolastico) che non ha dimenticato quello che è avvenuto e che il latte contaminato è solo un gradino della lunga scala che porterà gli studenti A e B alla pazzia. Confessions è sinonimo di vendetta, una vendetta effettuata da una persona che cerca di ricordare un innocente ucciso in modo sadico. Se qualcuno mi chiedesse che cosa è per te Confessions, io gli risponderei semplicemente che è un film “cattivo” e nella classifica dei miei film “cattivoS” Confessions io lo metterei fra Un tranquillo week end di paura di Boorman, Un borghese piccolo piccolo di Monicelli, Cane di paglia di Peckinpah, Lady Vendetta di Park Chan-wook
Perché Confessions è questo, un film “stronz*” come pochi, un film cattivo fino al midollo, cult instantaneo.

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