Recensione su Cena con delitto - Knives Out

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. / 28 Dicembre 2019 in Cena con delitto - Knives Out

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Immagino che nelle intenzioni dei creatori sia stata un’idea simpatica quella di mascherare sotto una malfatta commedia “gialla” una metafora di una ben determinata idea dell’America odierna. Peccato che il prodotto fallisca entrambi gli obiettivi.
Il lato giallo (di commedia neppure parlo,non c’è ironia, non c’è nulla che faccia sorridere, non c’è neppure lo sbertucciamento di quei classici investigatori deduttivi alla Poirot&Co) manca completamente di pathos e partecipazione, con il colpevole rivelato nella prima mezz’ora, tant’è vero che la trama deve poi inventarsi alla meno peggio uno scialbo contromistero in coda di pellicola per provare (senza riuscirci) a riaccendere un minimo di interesse (ricorrendo, tra l’altro, ad uno dei più inflazionati stratagemmi: il personaggio che meno appare è il colpevole). Il lato metafora socio-politica è quello che più risulta evidente (suppongo sia questo l’intento, il vero scopo della pellicola è trasmettere un messaggio semplice senza rischiare che lo spettatore si distragga troppo con una storia davvero interessante), ma non per questo qualitativamente riuscito, giungendo a divenire una certezza già a metà pellicola: Marta è la personificazione degli immigrati semi-illegali latinos, l’agiata famiglia Thrombey è rappresentativa dell’America WASP trumpista; il vecchio Harlan è sia rappresentativo dell’America originale che del famigerato sogno americano; lo scontro giunge quando Marta, buona di cuore, patologicamente sincera e incapace di far del male a una mosca, entra in possesso dell’eredità di Harlan sottraendola alla famiglia, che reagisce trattandola da intrusa, usurpatrice, ladra da scacciare e distruggere (Ransom – che significa “ostaggio” ma anche “riscatto”, allusione non troppo velata visto che è lui a ricattare segretamente Marta – si giustifica addirittura parlando di dovere morale per difendere la famiglia e, quasi testualmente, “la casa dei suoi antenati”), tanto da generare prima un complotto per addossarle colpe non sue e poi una vera e propria aggressione fisica, questa destinata ovviamente a fallire. E sotto questa luce è da intendersi quel che Harlam dice a Ranson: lei mi batte a Go più volte di te; ossia: “loro” meritano il sogno americano più di “voi”.
Roba così didascalica è uno sconforto per lo spettatore, indipendentemente dalla condivisione o meno del messaggio.

P.S. il titolo italiano, come spesso capita, è fuorviante visto che il delitto non accade durante una cena…anzi, le cene non c’entrano proprio nulla, e i coltelli (“knives”) da tirar fuori hanno tutt’altra funzione.

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