Recensione su King Kong

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Che sequenza di apertura! / 18 dicembre 2017 in King Kong

Una sequenza di apertura che è da sola un capolavoro, la New York depressa e derelitta degli anni ’30 scrutata in ogni vicolo e piazza, sulle note di I’m sitting on the top of the world di Al Jolson. Tutta la prima parte è di grandissimo livello, almeno fino all’arrivo del cargo SS Venture nell’Isola del Teschio, una fantastica sequenza di luci nella nebbia, tra flutti e scogli aguzzi. Sull’isola, a parte la squisita caratterizzazione horror degli isolani, alcune sequenze fanno un po’ storcere il naso – su tutte la rocambolesca fuga tra le zampe dei brontosauri – denotando un impiego di effetti non sempre all’altezza; tuttavia la performance capture dello scimmione Kong è perfetta, ancora una volta grazie alle straordinarie doti mimiche di Andy Serkis (che mi è piaciuto un sacco anche nel marinaio Lumpy). Forse Naomi Watts non è del tutto convincente e Jack Black ha fatto di meglio, ma il film è veramente un kolossal d’avventura sfizioso e pure coraggioso (dopo la trilogia de Il Signore degli Anelli quale film avrebbe potuto mai reggere il confronto?), decisamente superiore al recente reboot Kong: Skull Island. Bella anche la memorabile sequenza finale sull’Empire State.

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