King Crimson - Larks' Tongues In Aspic  The Complete Recordings

Lingue d’allodola in gelatina / 18 Aprile 2016 in King Crimson - Larks' Tongues In Aspic The Complete Recordings

Dopo aver pubblicato il bellissimo “Islands” (1971) ed essersi esibiti in una serie di concerti (testimoniati in un disco dal vivo, “Earthbound”, 1972), i King Crimson si sciolgono e Robert Fripp, fondatore e unico superstite dello storico gruppo britannico, si ritrova con il problema di dover sostituire musicisti del calibro di Boz Burrell (cantante e bassista), Ian Wallace (batterista) e Mel Collins (flautista e sassofonista). Per rimpiazzare questi ultimi, il Dittatore Illuminato assolda John Wetton (fuoriuscito dai Family) al basso e alla voce, Bill Bruford (proveniente dagli Yes) alla batteria, Jamie Muir alle percussioni e David Cross al violino, alla viola, al mellotron e al flauto. Insieme a questi strumentisti di grande levatura, Fripp incide il quinto disco della band, “Larks’ Tongues in Aspic” (1973), che segna un punto di svolta nella loro fenomenale carriera. Rispetto agli LP precedenti, “In the Court of the Crimson King” (1969), “In the Wake of Poseidon” (1970), “Lizard” (1970) e il succitato “Islands”, “Larks’ Tongues in Aspic” presenta delle sonorità più aspre: questo deciso cambiamento nel suono del gruppo è dovuto alla decisione di Fripp di porre la sua chitarra elettrica al centro della musica prodotta dalla nuova incarnazione del Re Cremisi.
Inoltre, Cross, con il suo violino, contribuisce in modo determinante ad allargare gli orizzonti sonori dei King Crimson; ma anche gli altri ultimi arrivati svolgono un ruolo importante nel nuovo corso della band, che da qui in poi trova un equilibrio che in precedenza era sempre mancato e che porta Fripp & Co. a raggiungere risultati qualitativamente eccellenti, a cominciare da questo splendido album, che contiene sei tracce, tre strumentali e tre cantate, con i testi firmati da Richard Palmer-James, che, dopo aver militato come chitarrista nei Supertramp all’epoca del loro omonimo disco d’esordio (1970), prende il posto del precedente paroliere dei King Crimson, Peter Sinfield. A dare fuoco alle polveri ci pensa la prima parte della title-track, la cui durata supera i tredici minuti e che, con le sue continue variazioni di ritmo e di tono, ci dà subito l’idea di cosa ci aspetterà da qui alla fine dell’LP.
In questo mirabolante e suggestivo pezzo, i King Crimson si esprimono al massimo del loro potenziale, con il violino di Cross che la fa da padrone e la chitarra di Fripp che ruggisce come un leone in gabbia. Esemplari anche le percussioni di Muir, la batteria di Bruford e il basso di Wetton, i cui contributi risultano imprescindibili. Non fa in tempo a finire la canzone più lunga dell’album che subito inizia quella più corta: “Book of Saturday”, un gioiello che dura poco meno di tre minuti e che emana una luce accecante, con il violino di Cross e la chitarra di Fripp che creano una melodia sublime che delizia le orecchie dell’ascoltatore.
Il lato A termina con la struggente “Exiles”, con Cross che sale in cattedra con una prova magistrale che fa venire la pelle d’oca ogni volta che la si ascolta; ma sono rimarchevoli anche l’esecuzione vocale di Wetton (che in questo brano, oltre all’abituale basso, suona anche il pianoforte), la cui voce è paragonabile a quella di Greg Lake, e l’assolo conclusivo di Fripp, il quale suggella da par suo la canzone. Il lato B si apre con “Easy Money”, che si muove su territori consueti; ma, tanto per cambiare, ci pensa Fripp, con la sua inconfondibile chitarra (il suo assolo, inutile dirlo, è da antologia), a rendere speciale una canzone che in altre mani sarebbe stata bella ma niente di più.
Con la quinta traccia, “The Talking Drum”, il disco vola sempre più in alto, per merito delle grandiose prestazioni fornite dai cinque membri del gruppo, che qui mettono in mostra un affiatamento stupefacente, conferendo al pezzo un’atmosfera selvaggia e misteriosa, oltre che un ritmo implacabile e avvincente. La seconda parte della title-track chiude l’album col botto: la chitarra di Fripp e il violino di Cross sono sempre sugli scudi, ma anche la batteria di Bruford, che detta i tempi con la precisione di un metronomo, concorre a creare un brano di egregia fattura e che ci lascia sazi e soddisfatti come al termine di un pranzo luculliano.
Il possente basso e la calda voce di Wetton, la tagliente chitarra di Fripp, la virtuosistica batteria di Bruford, il commovente violino di Cross e le geniali percussioni di Muir fanno di questo disco una pietra miliare che non può assolutamente mancare nella collezione di ogni appassionato di musica rock. Sebbene abbia parecchi anni sulle spalle, “Larks’ Tongues in Aspic” (titolo inventato da Muir, traducibile con “Lingue d’allodola in gelatina”) non risente minimamente dello scorrere del tempo; è un lavoro pregevole e senza sbavature, duro ed elegante, aggressivo e raffinato, cesellato e curato nei minimi dettagli, che non ha perso nulla del suo fascino e che suona modernissimo ancora oggi.
I King Crimson, qui, sono in forma smagliante e non sbagliano neanche un colpo. La grande vena creativa della band produrrà altri due album fondamentali, “Starless and Bible Black” (1974) e “Red” (1974), dopo i quali il Re Cremisi si prenderà una lunga pausa per poi tornare, agli inizi degli anni Ottanta, con una nuova formazione che darà alle stampe tre ottimi dischi, “Discipline” (1981), “Beat” (1982) e “Three of a Perfect Pair” (1984).

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