11 Recensioni su

Cogan - Killing Them Softly

/ 20126.2133 voti

Grande Pitt / 1 Dicembre 2017 in Cogan - Killing Them Softly

Sullo sfondo delle elezioni USA del 2008, due malviventi (Scott McNairy e Ben Mendelshon) fattoni e senza troppo cervello, rapiscono, su commissione, una bisca clandestina gestita da un uomo di nome Markie (Ray Liotta). La mafia si mette subito in moto per scoprire i due colpevoli, e per l’occasione viene assoldato Cogan (Brad Pitt), che però riserverà non poche sorprese ai vari personaggi coinvolti nella vicenda. Un film che parte un po’ lento, però poi quando entra in scena Brad Pitt cambia davvero tutto e diventa molto interessante, culminando anche in un finale coinvolgente e molto più ispirato rispetto a quello che si poteva pensare. Il ritmo non è il punto forte del film però tutto alla fine riga dritto e non ci si può lamentare. Tanti gli attori importanti presenti, oltre a quelli nominati abbiamo James Gandolfini, Richard Jenkins e Sam Shepard da menzionare. Non un capolavoro dunque, ma un film interessante e a tratti pure divertente, anche se ci mette un po’ a prendere il via. Da segnalare oltretutto la critica agli Stati Uniti, piuttosto pesante, anche questa, specie alla fine.

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SCIALBO! / 14 Giugno 2017 in Cogan - Killing Them Softly

Film lentissimo senza un punto di svolta… dialoghi molto ricercati ma che alla fine non sanno di niente! Dopo “L’assasinio di Jesse James” ho riprovato con Dominik dandogli un’altra possibilita.. BOCCIATO!

Il voto sarebbe un 5.5 / 13 Aprile 2015 in Cogan - Killing Them Softly

Thriller d’azione di Andrew Dominik (“L’assassinio di Jesse James…”).
Due ragazzi (uno dei due è Scoot McNairy che avevo visto recentemente in “Non stop”) decidono di rapinare una partita di poker tra componenti della malavita. Sono convinti di poterla fare franca per un precedente che potrebbe dare la colpa del fatto all’organizzatore della partita Markie Trattman (Ray Liotta).
Però l’associazione criminale non ci crede e assume Jackie Cogan (Brad Pitt che si sta riciclando in ruoli da killer, vedi anche “The counselor”) per scoprire la verità (con i mezzi tipici da malavita).
Il film è però abbastanza piatto e insignificante, perfino noioso nella seconda parte (che è invece quella che dovrebbe regalare un pò più di pathos). Purtroppo una delle ultime apparizioni di James Gandolfini non è esattamente memorabile come anche il suo personaggio, un killer più attaccato alla bottiglia che al suo “dovere”.

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Il denominatore comune. / 20 Luglio 2014 in Cogan - Killing Them Softly

Dato che L’assassinio di Jesse James…, anni fa, mi aveva fatto addormentare sul divano, non riponevo grosse speranze in questo nuovo lavoro di Dominik. Invece, mi sono dovuta ricredere, trovandomi al cospetto di un noir crepuscolare davvero interessante.
Nonostante alcuni manierismi e compiacimenti, la pellicola è un gangster movie atipico, più un film d’atmosfera che di sostanza propriamente detta, in cui i parallelismi tra il mondo “reale”, quello della malavita (in crisi come qualsiasi altro settore produttivo) e quello della politica statunitense sono ben modulati.

Molto bella la fotografia, degna di nota la colonna sonora e curioso il fatto che, per alcuni versi, vuoi per i delinquenti un po’ pasticcioni, vuoi per le caratterizzazioni fuori dagli schemi, il film mi abbia ricordato in proporzioni disuguali qualcosa di Fincher, dei Coen e di Guy Ritchie.
Curioso, perché Pitt ha lavorato con tutti questi autori.

Spiazzante il cinismo finale, sempre sotteso, ma qui deflagrante.
Inaspettatamente gradevole.

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Il film si vede ma non più di 6 / 24 Dicembre 2013 in Cogan - Killing Them Softly

La cosa meglio riuscita per me è uno dei protagonisti … il tossico ..

Intenso ma lento…. 5. / 16 Giugno 2013 in Cogan - Killing Them Softly

L’ho visto perchè aveva “colpito” la critica e sbalordito il pubblico…ma non dicevano in che modo… Pitt sarà anche bravo, e anche qui primeggia…ma il film resta sulla stessa linea dall’inizio alla fine, a metà strada tra il “gangster-movie” e un thriller d’alta classe, con una traccia sonora a pennello, ma spento… A parte il pestaggio a Liotta sotto la pioggia, il film vaga in un limbo di dialoghi e “avvisi”, verso il prevedibile finale… che in mano a Scorsese, sì che avrebbe davvero sbalordito! 5.

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Soporifero / 13 Giugno 2013 in Cogan - Killing Them Softly

Chissà, forse il titolo allude agli spettatori. La dolce morte del sonno, che deriva dall’estenuante serie di dialoghi piatti. Io dico, se fai un film di questo genere, hai due possibilità; o ci metti della buona azione, o ti metti sulla scia dei Coen o di Tarantino. Sì, perchè fare un’operazione in stile Reservoir Dogs, dove praticamente assisti ad una piece teatrale più che ad un crime movie, è invadere una nicchia difficile, richiede dialoghi spumeggianti, personaggi cazzuti, frasi condite da minchiate pseudo-filosofiche, oltre alla immancabile serie di fucka-fuckin’ (e questo non è difficile). Sentire la pantomima del bolso killer Mickey invece è tristissimo. Quello non è uno ‘sfigato’ che fa spettacolo, è uno sfigato e basta. Il tossicone Russell fa pena per davvero. Il rallenty musicato e ricercato delle uccisioni non ci mette un briciolo di ironia, e allora toh, io mi metto i miei begli occhiali da moralista e te lo considero apologia di omicidio. Brad Pitt è slavatissimo, e il suo pistolotto nichilista finale fa cadere le palle.

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5 Marzo 2013 in Cogan - Killing Them Softly

Non è un gangster movie e neppure un “killer-movie” – se questo termine può essere esemplificativo di una certa categoria di film. Il personaggio di Brad Pitt è sicuramente ben costruito (un plauso a Pitt che continua a scegliere buoni ruoli), è beffardo e spietato ma non è il perno del film. C’è un buon cast, ben distribuito: James Gandolfini, Sam Shepard, Richard Jenkins, Ray Liotta, ognuno di loro ricopre un ruolo a sè stante, un capitolo di una narrazione tenuta insieme dagli spezzoni dei discorsi politici di presidenti e governatori. L’America presentata in tv è la terra del sogno, la nazione della libertà, il popolo unico dalle origini diverse. Quella del film è un’America triste, drogata, criminale e senza scrupoli. Ottima la fotografia che esalta questo concetto che il regista, Andrew Dominik, aveva già iniziato a spiegare ne L’assassionio di Jesse James, sempre con Brad Pitt. Lo stile freddo e crepuscolare allora invadeva il passato, la storia di una nazione, oggi invece si immerge nel suo presente.
Operazione riuscita, seppur con qualche caduta nel ritmo e qualche maniersmo in eccesso. Il film ha il suo perchè e non passa inosservato.
Lungimirante Pitt che riesce ad essere perfido e cinico in modo molto sottile.
Eccezionale il suo discorso nel finale.

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Realtà americana / 25 Ottobre 2012 in Cogan - Killing Them Softly

Pitt sicario… Notevole nell’interpretazione come anche gli altri attori decisamente convincenti.
Storia di bische clandestine, rapine, regolazione di conti. Tutto messo in parallelo con la situazione americana, lo sconvolgimento dell’economia e la crisi mondiale che si sta riversando sulla gente. La crisi non è solo nella politica ma incredibilmente anche nella malavita. E qui la storia prende forma anche se sempre molto reale e non spettacolare (per fortuna) come spesso capita in questi film. E proprio per questo effetto che il film si apprezza per la sincerità e realtà delle situazioni. La fine anche molto cinica e incredibilmente drammatica, è una ovvia consequenza degli eventi.
“In America tu sei solo. L’America non è una nazione, è soltanto affari. E adesso PAGAMI!!!”
Ad maiora!

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21 Ottobre 2012 in Cogan - Killing Them Softly

il fastidio che prova lo spettatore ( che ammettiamo essere poco tollerante) verso i cinquantenni che vanno al cinema nel primo pomeriggio per dormire (russando) durante lo spettacolo per poi svegliarsi e lagnarsi del film dicendo che trattasi di una delle robe più brutte mai viste in vita loro perché lento,verboso e dicendo che brad pitt è alquanto improbabile nel ruolo del killer paragonandolo al nicholson di”l’onore dei prizzi” dovrebbe quindi essere quanto meno risarcito di tale agonia in misura pari all’idiozia degli avventori che non contenti disquisiscono di ogni facezia possibile con l’aggravante di ingurgitare popcorn e bibite gassose col risultato di stimolare il rutto e la flatulenza ammorbando quindi l’aria già di per se irrespirabile,ma fortunatamente in soccorso del cinefilo arriva il regista della pellicola che sapientemente non allunga il brodo oltre il dovuto e chiude il tutto in maniera anticonvenzionale,un finale che a conti fatti sembra essere perfettamente in linea con i modi lavorativi del sicario che dal canto suo sfoggia spiazzanti idee politiche col risultato di apparire persino simpatico.

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Judging it softly / 20 Ottobre 2012 in Cogan - Killing Them Softly

Parafrasando per quanto riguarda il titolo la celebre canzone strappalacrime “Killing Me Softly with His Song” di Roberta Flack del 1973 questo ottimo film riesce nella non indifferente impresa di riesumare il genere noir, che era stato spedito in soffitta (“sottoterra” è un po’ cruento) qualche decennio fa insieme agli album fotografici dove il nonno porta i calzoni corti, vecchi giocattoli in disuso (e in disarmo) e il vestito della leva militare di papà. Per la regia di Andrew Dominik, che ha già diretto Pitt ne “L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford” e che qui cura anche la sceneggiatura, la vicenda si dipana attraverso una New Orleans in versione girone dantesco, dove le elezioni presidenziali del 2008 fanno da sfondo alle azioni di personaggi brutti, sporchi e cattivissimi in un gioco di fumo (parecchio) e sangue (altrettanto). Un grosso pregio del film è il realismo nelle situazioni e nei dialoghi, tipici da bassifondi e zone periferiche di una metropoli, che aumenta l’effetto immedesimazione dello spettatore ed è sottolineato dal ritmo dell’azione, solitamente lento (particolarità per un film del 2012 con cadenze da thriller) in cui non vi sono epici scontri a fuoco tra bande di rapinatori ed eserciti di poliziotti, ma un tentativo da parte dei vertici criminali di sistemare faccende interne in modo artigianale, senza eccessivo rumore. In tutto ciò sguazza Brad Pitt, che invecchiando acquista nuove espressioni, lavorando dal punto di vista recitativo più sui particolari come ad esempio i piccoli movimenti dei muscoli intorno agli occhi: credibile nel suo ruolo, sostenuto come sempre nella versione italiana da Sandro Acerbo, voce anche di Will Smith e di Michael J. Fox, assume in questo film caratteristiche paragonabili (molto lontanamente, si parla comunque di un mostro sacro) al grande Robert Mitchum (detective Marlowe e straordinario ne “La morte corre sul fiume” (1955)), con personaggi grigi come un novembre padano e che rendono la stessa atmosfera intorno a loro torbida. Talvolta ci si abbandona alle ormai classiche e stantie “filosofate” da killer, ma qui non sono eccessivamente stucchevoli. Tra gli altri compare anche James Gandolfini (indimenticabile Tony Soprano nell’omonima serie tv (1999-2007), protagonista anche di “Romance & cigarettes” (2005) di John Turturro) in un ruolo malinconico cucito su misura per lui, e grosso bentornato a Ray Liotta (“Quei bravi ragazzi” (1990), “John Q” (2002)) che dopo gli anni Novanta si era un po’ perso (per usare un eufemismo, ammazza che vaccate che ha fatto). La sceneggiatura cambia i punti di vista sull’azione saltando da un gruppo di personaggi ad altri, facendo capire a chi guarda il film tutte le sfaccettature che possono ruotare attorno alla stessa vicenda, fornendo un quadro completo; montaggio e fotografia eccellenti per quanto riguarda efficacia e scelte stilistiche e una colonna sonora curata fanno da corollario a un film insolito e notevole.

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