Recensione su Killing Bono

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Killing Bono
Regia:

Volevamo essere gli U2. / 9 Aprile 2014 in Killing Bono

Divertente ed inedito retroscena della fulgida carriera degli U2, rincorsi per un decennio abbondante da Neil McCormack, oggi scrittore, un tempo frontman di improbabili band che, a detta sua, avrebbero dovuto rubare la scena a Bono & C.

L’ossessione di Neil diventa estrema e quasi caricaturale, complice un’interpretazione troppo didascalica di Ben Barnes, ma -ribadisco- diverte ed appassiona: la mancanza di un’identità musicale, il tentativo di essere come gli U2 “ma meglio degli U2”, la fissazione mentale per cui l’unico metro di paragone possibile è rappresentato dalla band di Paul Hewson, parimenti meta e nemesi del protagonista, relegano i McCormick nelle abiette fila dei gruppi minori, benché il fratello più piccolo di Neil, Ivan, avesse avuto la possibilità di diventare il quinto membro della nota band dublinese.
Neil ha buone doti di songwriter, Ivan è un bravo chitarrista: eppure, la smania di superare gli U2, e non di emergere in quanto band artisticamente originale, complici le posizioni intransigenti di Neil, non permette loro di fare un netto salto di qualità.

Il film pone l’accento proprio sull’opposizione pressoché congenita tra amor proprio e successo: laddove i McCormick sono disposti a tutto, improbabili look glam 80’s compresi, pur di divenire famosi, Neil non concede un solo passo in direzione di una possibile notorietà legata agli U2. L’amore-odio per l’amico di un tempo sovrasta quel che resta della sua razionalità.

Ultima interpretazione di Pete Postlethwaite, simpatico e a suo agio nel ruolo di un paterno amico gay dei McCormick.
A tratti, Martin McCann somiglia davvero moltissimo a Bono ed il tono del suo parlato ricorda decisamente quello dell’originale.

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