Recensione su Kill Bill Vol. 1

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Quentin Paladino / 7 Agosto 2019 in Kill Bill Vol. 1

Tributi e omaggi si mescolano in questa apologia al western, al chanbara, agli anime e ai film d’azione. L’incontro tra oriente e occidente sfiora uno stile parodistico, senza mai toccarlo per davvero, perché al carattere grottesco vengono affiancati elementi impeccabili che donano un’armonia al film in tutti i suoi aspetti e ne innalzano lo stile. Regia, sceneggiatura, colonna sonora e recitazione mantengono alto il livello per tutta la durata della pellicola, raggiungendo quell’equilibrio che permette a Tarantino di rischiare e strafare. Perché, Quentin ha esagerato? Decisamente, ed è proprio questo il suo merito. Se molti film possono essere etichettati come “vorrei ma non posso”, dobbiamo riconoscere a Tarantino la bravura e il coraggio per aver sovvertito tutto con un “potrei ma non voglio”, sacrificando un esito certo per dimostrare che il kitsch e la vecchia scuola possono ancora affascinare. Tarantino ha deciso di immolarsi per i film di serie B, mettendo al loro servizio le capacità di un regista (e non solo) di serie A.
Kill Bill è l’emarginato che riesce ad avere la sua rivalsa, è il brutto anatroccolo, la racchia della scuola che riesce a diventare reginetta del ballo. Quentin Tarantino si dimostra, in quest’ottica, il paladino dei messi da parte e un signore del cinema d’intrattenimento.

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