Recensione su L'isola di corallo

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Tropical gangster / 16 ottobre 2014 in L'isola di corallo

Gangster movie tropicale firmato Huston, con un bel plot in cui criminali e ostaggi sono bloccati in un albergo scosso dall’ uragano. Come spesso mi capita, la miglior impressione non mi viene dai protagonisti – il laconico Bogart, la fredda Lauren Bacall e il “piccolo Cesare” Edward G. Robinson – ma dalle seconde file: straordinaria Claire Trevor (Oscar meritatissimo) nel suo umiliante e sofferente “Moanin’ low“, ottimo anche Lionel Barrymore, combattivo buon locandiere costretto in una sedia a rotelle.
Il film non è piaciuto molto ai criticoni nostrani perchè risulta un po’ “verboso” e “retorico”; facendo a meno del doppiaggio si ovvia al primo problema, quanto al secondo oh, è pur sempre un film del ’48, la terra ancora scottava di guerra, che pretendono.
Inoltre, restando su un tono vagamente polemico: va bene che suonava esotico, ma non si capisce bene dov’è sto “corallo” voluto dai titolisti italiani.
Nello stesso anno Huston lanciava il suo capolavoro, Il tesoro della Sierra Madre, film di bellezza irraggiungibile; questo Key Largo certo è un fratello minore, ma l’atmosfera appiccicosa del sud si sente tutta, e l’esilio del gangster a proibizionismo ormai finito è un tema non usuale.

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