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Recensione su Si alza il vento

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SI ALZA IL VENTO / 18 settembre 2014 in Si alza il vento

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Opera ultima del maestro Hayao Miyazaki che racconta in modo biografico la vita dello storico progettista di aerei Jirō Horikoshi, fondendola allo scrittore Tatsuo Hori, scrittore del racconto omonimo del film. Il regista espone le sue classiche tematiche ma con una profondità che raramente si erano viste in altre sue pellicole precedenti; come il ruolo primario svolto dall’universo femminile, il suo essere decisamente contrario a qualsiasi tipo di conflitto e la sua passione per le macchine volanti.
La pellicola, che nasce come trasposizione dell’amore sconfinato del protagonista per la progettazione di aerei, si evolve (con l’aiuto del destino) nell’intreccio di quelle che sono le ragioni di vita di Jirō: la sua professione e la sua futura moglie Nahoko, malata di tubercolosi.
Un film che parla d’amore, amore vero senza cliché; un film che parla di passione, (passione per quello che si fa anche se si è consapevoli che quello che si crea verrà utilizzato per fini tutt’altro che nobili); un film che è un inno alla vita, come incita la stessa Nahoko nei confronti di Jirō, esortandolo ad andare avanti.

Forse la sua opera più personale insieme a “Il mio vicino Totoro”, nonostante parli di un personaggio realmente esistito. Miyazaki chiude la propria carriera fatta di successi con l’ennesimo capolavoro, “L’ULTIMO VOLO”, che amalgama delicatezza e decisione, eleganza, la capacità di toccare il cuore.
Lascia le scene una delle più grandi menti della storia del cinema… e forse la più grande mente della storia dell’animazione. Per me lo è senza dubbio e di diritto… con buona pace di Walt Disney!

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