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Recensione su Si alza il vento

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E pensare che c’è gente che manco l’ha mai sentito nonimare Hayao Miyazaki… / 14 settembre 2014 in Si alza il vento

Per la prima (e probabilmente ultima) volta Hayao Miyazaki ha abbandonato i canoni del suo cinema per dedicarsi ad un’opera che lo interessa da vicino e che si rifà ad una storia realmente accaduta nel Giappone prebellico.

Si alza il vento è un film storico, passionale (e personale), su un amore difficile ma incontrastabile di un uomo per il vento, il volo, gli aerei. Da sempre il re dell’animazione giapponese ci ha trasmesso questa sua mania per le macchine volanti, si ricordi ad esempio “Nausicaä della Valle del vento” o “Porco Rosso”, ma mai prima d’ora erano stati loro, gli aeroplani, i veri padroni della scena, il fulcro narrativo della storia. Un amore probabilmente nato tra le mura domestiche in quanto suo padre era coproprietario di una fabbrica che costruiva parti per aerei.

In un primo momento è difficile, quasi insopportabile, accettare un così drastico cambio di genere. Il genere fantastico, mistico, fiabesco che da sempre è stato alla base delle sue opere magistrali. Ma anche in Si alza il vento tutto il talento, l’amore e la magia di Hayao Miyazaki sono presenti. Anche senza creature mitologiche e grottesche, è il terremoto, il fischio del treno, un aereo che va in pezzi a parlare. Ad esprimere una personalità, una sorta di anima, che non si avrebbe in qualsiasi altra produzione animata. E’ il contesto onirico in cui si viene catapultati, mosso da un’animazione sempre più bella, curata ed ammaliante a ricordarci ancora una volta cosa stiamo vedendo. O meglio, CHI stiamo vedendo.

Si alza il vento non è la migliore opera del regista di Il mio vicino Totoro, non verrà certo ricordato per questo film, né per il personaggio di Jirō Horikoshi, decisamente piatto e a tratti patetico con tutto il suo manierismo da piccolo borghese, ma ancora una volta, Miyazaki è riuscito a trasmetterci il suo amore. A riempircene il cuore e a buttarci fuori dalla sala con un’espressione inebetita e un’incombente voglia di vivere.

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