Recensione su Si alza il vento

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11 settembre 2014

Si alza il vento.
Dobbiamo provare a vivere.

Miyazaki nella sua ultima opera, “Si alza il vento” , ripercorre la vita di Jiro Horikoshi.
Jiro è un personaggio storico realmente esistito nonché l’ingegnere aeronautico giapponese che creò uno fra gli aerei da combattimento più efficienti della seconda guerra mondiale, il leggendario Zero. Il film, in una prima fase, trasporta lo spettatore nel Giappone pre-bellico e soprattutto nella vita di tutti i giorni del protagonista. In questa circostanza veniamo in contatto con Jiro, il buono e giusto, uno di quei figli che ogni mamma sogna di avere. Il nostro è un giovane che cresce nel rispetto del suo prossimo, nel rispetto della famiglia e delle tradizioni. Egli ha una grande passione, quella per gli aerei. Si vede proiettato nel futuro, si immagina progettatore dell’aeronautica. Il suo più che un sogno è una vera e propria ossessione. A casa non fa altro, legge riviste concernenti l’aeronautica e prende come modello da seguire un conte ed ingegnere italiano tal Gianni Caproni. Caproni è uno degli elementi più curiosi dell’opera, è un uomo conosciuto in tutto il mondo ed è la guida spirituale del nostro eroe. Lo incoraggia e lo consiglia a non abbattersi, sembra immortale e durante gli incontri fra il duo, incontri che avvengono in sogno, non invecchia mai. Caproni è l’ennesimo omaggio del regista nipponico all’Italia, un incontro fra Oriente ed Occidente che dura ormai dagli anni ’80 ed aggiunge quel tocco di surrealismo al tutto. Il giovinastro ha un piccolissimo difetto, è miope. La cosa però non lo blocca affatto e Caproni gli fa notare che lui invece di pilotarli, gli aerei li deve costruire. La prima parte del film è quella che ho preferito, unendo sogno e realtà, il regista ci mostra i desideri di un giovane che dalla campagna si sposta in città e diventa ingegnere aeronautico. Nella sua crescita va annoverato l’incontro con Nahoko, una ragazza apparentemente piena di vita, conosciuta per caso sul treno mentre un terremoto devasta Kanto. Nella seconda parte del film la rincontrerà confessandole il suo amore. Purtroppo Nahoko rimarrà la seconda passione di Jiro, un uomo che per dedizione al lavoro, devozione, ed in parte egoismo si dedicherà sempre maggiormente agli aerei. Nahoko è ammalata di tubercolosi e vive come può il rapporto.
Il film ha i suoi momenti e delle piccole particolarità, fra cui: gli effetti grafici e quelli sonori; visivamente infatti è una gioia vedere i protagonisti atteggiarsi ad atleti circensi mentre l’aeroplano di turno volteggia nel cielo. Jiro, nei suoi sogni, affianca il Conte Caproni in una camminata sulle ali degli aeroplani progettati quasi un ballo surreale, quasi una celebrazione a “Carioca”. Dal punto di vista degli effetti sonori invece abbiamo la scelta di usare effetti creati dalla voce umana. Dal motore degli aerei al fischio della locomotiva passando al rumore della terra che si spacca durante la scena del terremoto di Kanto, i suoni sono riprodotti dalla voce umana.
L’opera è piaciuta a moltissimi, e mi domando perché non sia piaciuta al sottoscritto, ma ha ricevuto moltissime critiche. Le critiche riguardano la scelta di Miyazaki di narrare la storia di un uomo che “costruiva macchine assassine” e che ha preso parte all’imperialismo nipponico. Altri ancora hanno fatto notare come tra chi costruiva materialmente gli aerei ci fossero prigionieri, coreani e cinesi in particolari. Miyazaki non è un fascista, è un grande esperto di guerra con la passione per tutto quello che concerne l’ultimo conflitto mondiale. E’ devoto agli “ZERO” (aerei protagonisti dell’opera) e ai blindati usati nella seconda guerra mondiale. E’ un appassionato che etichetta quel conflitto come il più folle mai vissuto dal Giappone e dal genere umano Semmai la critica, quella che del resto muovo io, dovrebbe essere rivolta al modo in cui viene trattato il periodo storico: la grande depressione con le conseguenze della disoccupazione, la povertà e le malattie; il fascismo in Italia e l’imperialismo nipponico; il nazismo in Germania risolto e licenziato con una battuta al bar; le guerre di sterminio e le annessioni del Giappone; sono tutti temi toccati ma in modo lieve. Sembra quasi non se ne voglia parlare e la faccenda mi ha lasciato con l’amaro in bocca. Ci si concentra sulla passione di Jiro e basta. Un uomo che vive per gli aerei, per il cielo, e quando c’è tempo per la moglie. Vive in una specie di bolla e i cambiamenti non lo toccano. La guerra è edulcorata e le poche immagini relative alla stessa sono accompagnate da una melodia allegra, spensierata.

E’ per questo che il film non mi ha fatto impazzire.
Non c’è la presa di posizione di “Porco Rosso” o “il castello errante di Howl”. In un certo senso lo possiamo collocare vicino a Porco Rosso ma il fatto che una morale, nel senso di etica, con la M maiuscola sia assente lo allontana clamorosamente dal titolo citato. Il film non prende una posizione decisa, non c’è l’orrore della guerra di Takahata nel suo “una lanterna per le lucciole”; non c’è la magia né la riconciliazione de la “Principessa Mononoke” Forse solo il volo viene ripreso da “Porco Rosso” come simbolo della liberazione ma Jiro non vola e, paradossalmente, quelle persone che lo fanno, lo fanno per ragioni sbagliate. L’opera è su una persona, è individuale, è sul desiderare qualcosa di bello e pericoloso (gli aerei). Un’opera da vedere per completare la filmografia del regista che resta lontana dai suoi classici. A mio avviso un’opera minore ma, si sa, a volte ci prendo ed altre no.

DonMax

1 commento

  1. Gabriele / 18 settembre 2014

    É vero come dici tu che viene mostrato esplicitamente il periodo storico dell’epoca; ,i riferisco in particolare al. Regime nazista, fascista e giapponese. Tuttavia non trovi che si respiri il profondo stato di ansia e disperazione dell’epoca?

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