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Recensione su L'enigma di Kaspar Hauser

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Ognun per sé e Dio contro tutti. / 29 gennaio 2013 in L'enigma di Kaspar Hauser

L’Enigma di Kaspar Hauser è un film abbastanza riflessivo. La vicenda è realmente accaduta. Mi spiego meglio, è esistita questa figura, questo ragazzo misterioso anzi IL mistero d’Europa. Tizio che poteva essere figlio di Napoleone o di un nobile, trovatello abbandonato e “cresciuto” (per modo di dire) all’interno di una stanza buia. Tutto inizia nel 1828 questo mondo, nel suo mondo. La visione della realtà di Kaspar è come quella di un bambino, mi correggo, peggio di quella di un bambino. Fino a quando non viene lasciato in una piazza a Norimberga, egli non ha visto che una persona, conosce solo il suo nome e fa a stento due o tre passi.
Una condizione terribile che desta paure ed interessi, curiosità e pietosità. Kaspar inizia così un percorso, recupera la strada, i tasselli mancanti, si interessa o lo fanno interessare di quelli che sono i piccoli gesti del quotidiano, quello che è il galateo, il vivere civile, passa da fenomeno da baraccone a possibile pupillo di un facoltoso Britannico. Ma a cosa serve ?
Kaspar Hauser in più sedi farà notare i suoi tratti ingenui, profetici e un pizzico anticonformisti. Come può spiegare ciò che non vede se quasi non riesce a spiegare quello che vede ? Critica tutto, il modo di vivere di alcuni aristocratici, la religione e i suoi dogmi, accenna a un problema ovvero la condizione della donna nell’ottocento.
Kaspar Hauser in poco tempo oltre agli amici, si fa dei nemici. Non si capisce visto l’inquadratura veloce se il suo primo nemico, elaboratore di un attentato, sia la stessa persona che lo ha cresciuto… il film non finisce in questo modo.
L’Enigma di Kaspar Hauser è un film abbastanza riflessivo.
La vicenda è realmente accaduta. Mi spiego meglio, è esistita questa figura, questo ragazzo misterioso anzi IL mistero d’Europa.
Tizio che poteva essere figlio di Napoleone o di un nobile, trovatello abbandonato e “cresciuto” (per modo di dire) all’interno di una stanza buia.
Tutto inizia in questo mondo, nel suo mondo. La visione della realtà di Kaspar è come quella di un bambino, mi correggo, peggio di quella di un bambino.
Fino a quando non viene lasciato in una piazza a Norimberga, egli non ha visto che una persona, conosce solo il suo nome e fa a stento due o tre passi.
Una condizione terribile che desta paure ed interessi, curiosità e pietosità. Kaspar inizia così un percorso, recupera la strada, i tasselli mancanti, si interessa o lo fanno interessare di quelli che sono i piccoli gesti del quotidiano, quello che è il galateo, il vivere civile, passa da fenomeno da baraccone a possibile pupillo di un facoltoso Britannico. Ma a cosa serve ?
Kaspar Hauser in più sedi farà notare i suoi tratti ingenui, profetici e un pizzico anticonformisti. Come può spiegare ciò che non vede se quasi non riesce a spiegare quello che vede ? Critica tutto, il modo di vivere di alcuni aristocratici, la religione e i suoi dogmi, accenna a un problema ovvero la condizione della donna nell’ottocento.
Kaspar Hauser in poco tempo oltre agli amici, si fa dei nemici. Non si capisce visto l’inquadratura veloce se il suo primo nemico, elaboratore di un attentato, sia la stessa persona che lo ha cresciuto… il film non finisce in questo modo. Diretto da Herzog, il regista non fu l’unico ad interessarsi del tizio misterioso.
Un altro film, poesie, libri vennero a lui dedicati.
Sulla sua tomba, le seguenti parole:
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DonMax

1 commento

  1. yorick / 29 gennaio 2013

    Curiosa e ghiotta segnalazione. Tra i Vv, subito!

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