Recensione su Kapò

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Kapò / 27 gennaio 2017 in Kapò

Una storia di ordinaria umana decadenza, nella cornice dell’olocausto, descritta da Pontecorvo con il consueto approccio realista. Il messaggio di fondo è quello dell’inevitabilità della decadenza morale in contesti drammatici quale quello della prigionia durante una guerra. La giovane Edith / Nicole (interpretata dalla figlia di Lee Strasberg, celebre direttore dell’Actor’s Studio), così buona e generosa, muterà presto il suo carattere in nome dello spirito di sopravvivenza, che si nasconde dietro una malcelata rassegnazione.
L’integrità morale è fine a se stessa e non può che condurre all’autoannientamento, quando ci si rende conto di non potervi far fronte nel lungo periodo: è ciò che accade al personaggio di Terese, che si lancia contro i reticolati dell’alta tensione non appena si rende conto di essere diventata ciò che fino a poco tempo prima biasivama profondamente.
La seconda parte della pellicola – quella che inizia con l’arrivo dei soldati prigionieri – vira sul melodrammatico, con scelta discutibile. Inevitabile per la protagonista il finale redentivo, una volta ritrovata la retta via per mezzo del sentimento.

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