Recensione su La storia della principessa splendente

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Il senno di poi / 15 Marzo 2020 in La storia della principessa splendente

(Riflessioni sparse)

Quella della Principessa Splendente è una metafora sulla sfavillante caducità della vita. Piovi su questa terra, cresci e, quasi senza accorgertene, il tuo ciclo vitale si compie, raggiunge l’apice in un ciclo di stagioni e si esaurisce. Prima che l’oblio sopraggiunga, ti guardi indietro, consapevole che, ovunque andrai, non avrai memoria delle cose belle e brutte che hanno segnato il tuo passaggio sulla Terra e la tristezza ti mangia vivo all’istante, e, se non sei capace di scacciare questo pensiero, stai pur certo che rischierai di non sentire neppure il sapore degli ultimi momenti di vita terrena.
Kaguya non è altro che la personificazione del lacerante “senno di poi”.

In questo senso, l’ultimo (ahimé, in tutti i sensi) film di Takahata Isao mi è sembrato molto drammatico e confesso di esserne rimasta turbata.
La bellezza formale che trasuda dalle scelte grafiche, estetiche e cromatiche del film è un necessario complemento alle malinconiche considerazioni a cui, in definitiva, conduce la storia.

Dal punto di vista tecnico, l’incanto della varietà della Natura dei monti giapponesi, descritta con la sensibilità di un pittore tradizionale e sfruttata efficacemente come elemento narrativo, mi ha sinceramente commossa.

A posteriori, mi stupisce la circolarità della filmografia di Takahata.
Heidi (1974) non è stato il suo primo lavoro in assoluto, ma, certo, è quello che gli ha dato una prima notorietà. Ma l’Heidi di Takahata e Miyazaki è già Kaguya. In lei, c’è già la Principessa Splendente: entrambe sono ragazze coraggiose, sincere, disinteressate, non vogliono che qualcuno decida per loro e, pur caratterizzate da un animo giocoso, provano immensa nostalgia per il luogo che le ha accolte e da cui sono state portate via (il rifugio dell’Alpe, per Heidi; la Terra per Kaguya). E, seppure con risultati differenti, anche nel vecchio anime della Fuji Television, c’è molta attenzione per la descrizione degli elementi naturali, la rappresentazione dello scorrere delle stagioni e il legame intimo esistente tra la protagonista e la Natura.
Al momento della sua pubblicazione in Giappone, il romanzo di Johanna Spyri da cui è tratto il famoso anime ebbe un successo immediato: la protagonista del libro aveva qualità universalmente apprezzate dal pubblico giapponese. Forse,in molti, come Takahata, hanno intravisto in quella bambina impetuosa i tratti dell’eroina della loro tradizione letteraria.

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